Storicamente, in Italia giornalisti e ambientalisti non hanno mai avuto molta credibilità. C'è un forte e abbastanza diffuso pregiudizio nei loro confronti, sicuramente a causa di opinioni preconcette formulate non per conoscenza diretta ma in base più che altro a luoghi comuni, per sentito dire.
Se poi però Legambiente e Il Sole 24 Ore realizzano e pubblicano una graduatoria delle città con il miglior "ecosistema urbano" (sic!) e mettono per esempio una realtà tra le più inquinate non d'Italia ma d'Europa come Taranto al 66esimo posto (vale a dire a metà classifica, tra Pescara e Cosenza) allora uno non può fare a meno di pensare: ma lo fanno apposta?
Che poi verrebbe voglia di spedirli tutti quanti, giornalisti e dirigenti di Legambiente, a Taranto per uno stage, diciamo così, di aggiornamento professionale e di educazione all'ambiente. Con lezioni da tenersi rigorosamente nel quartiere Tamburi. Diciamo, per esempio, a circa quindici passi dall'Ilva.
Negli ultimi 6 minuti più 3+1 di recupero si è rivista improvvisamente l'Inter di Champions. Il rigore regalato da Julio Cesar ha riaperto una gara già chiusa nel primo tempo e l'Inter puntualmente è stata colta dal solito attacco di panico collettivo. Come se improvvisamente il Catania fosse diventato il Barcellona. Questo per dire, secondo me, che forse non è un problema determinato dal valore degli avversari e dal timore reverenziale che ne consegue, ma più semplicemente potrebbe essere fifa.
Lo ammetto: folgorato da Ignazio Marino dopo aver visto su Youdem il confronto tra i candidati alla segreteria (ho pure letto il suo programma e l'ho trovato convincente) in questi giorni ho riflettuto sulla possibilità di partecipare alle primarie. Ma alla fine ho deciso che è meglio non andare. Per una serie di ragioni.
Innanzitutto perché non sarà certo Marino che potrà invertire la rotta di un progetto politico che non potrà mai essere veramente laico e veramente riformista. Lo dice la storia della sua attuale dirigenza, delle culture e dei valori espressi dai loro leader, dai suoi capibastone giù giù fino agli iscritti. Per dire, va bene Marino. Però se poi guardo i candidati in lista nella sua mozione, ecco che scopro che per esempio nella mia regione ci sono sì tanti nomi nuovi (che allo stesso tempo non mi dicono assolutamente niente) ma anche democristiani che imperversano impunenemente con le loro clientele da trenta e passa anni. Vecchi democristiani che solo a sentire la parola "laicità" si fanno il segno della croce.
Ho deciso di non andare a votare Marino perché per me significherebbe comunque legittimare un progetto politico che vuole palesemente restaurare il consociativismo della Prima Repubblica sfruttando la buonafede di milioni di italiani costretti a turarsi ogni volta il naso. Fermo restando che, onestamente, non mi sentirei di escludere possibili brogli nel qual caso le cose non dovessero andare secondo previsioni.
E poi, a parte tutto, non vado per D'Alema, a causa di D'Alema. Che c'entra D'Alema? C'entra, c'entra. C'entra sempre. D'Alema, la cui cifra umana prima ancora che morale (che nel suo caso è una parola grossa) può essere sinteticamente racchiusa nel lapidario e per me molto significativo giudizio che ha dato su Marino (riportato oggi sulla Stampa):
«Ignazio Marino? E’ tra i miei più bravi collaboratori. Si è preso la libertà di candidarsi. Ma quando finirà questa avventura, tornerà a lavorare con la mia Fondazione».
Per dire, a questo punto Marino ha due opzioni: destro o sinistro. L'occhio del lider maximo su cui sputare. Secondo me non ha altra scelta.
Il giornalista Claudio Brachino, da vent'anni alle dipendenze di Mediaset, chiede scusa per il servizio sul giudice Mesiano. Per tutti gli altri invece no.
Sì, è vero: Stankovic e Sneijder sono stati i migliori in campo. E Samuel a seguire. Ma a mio modo di vedere e giudicare il calcio il giocatore determinante, quello che insomma ha sparigliato (e con i suoi movimenti in attacco e gli spazi creati per le incursioni dei centrocampisti ha fatto la differenza) è stato Balotelli. Limiti caratteriali a parte, il qui presente blog aveva predetto fin dal suo primo gol alla squadra della Fiat che trattavasi di un campione. E contro il Genoa ha dimostrato che l'Inter, lì davanti, non può fare a meno di lui. Cosa che il qui presente blog sostiene dall'inizio della stagione.
Per il resto, sono stati tutti semplicemente meravigliosi. Mourinho per primo.
Senza parole. Dopo il confronto su YouDem.tv tra i candidati segretari del Pd (qui il video) devo dire che sono letteralmente senza parole: non c'è stata una sola affermazione di Ignazio Marino su cui non mi sia trovato d'accordo. Soprattutto quando sostiene che il Pd non può allearsi con un partito bigotto e conservatore come l'Udc, ma piuttosto deve fare in modo di recuperare la credibilità persa nei confronti di milioni di italiani di sinistra a cui è stata arbitrariamente tolta la rappresentanza politica. Cito, a braccio:
«Come facciamo ad allearci con l'Udc che non riconosce l'uguaglianza tra le persone e vota contro l'omofobia? Io non voglio l'alleanza con l'Udc solo per avere un assessore in più».
A che servono i giornalisti? A controllare l'operato dei pubblici amministratori e a verificare se quanto affermano risponda a verità. Come, per esempio, Bruno Vespa:
Cioè praticamente si contano sulle dita della mano le volte che ho saltato una partita dell'Inter (di campionato e di coppa, dico) ed erano dieci e passa anni che non mi perdevo un derby. E a quanto pare non ho visto proprio il più divertente di tutti.
Non c'è niente da fare, è il segno dei tempi. Abbiamo perso anche Enzo Jannacci. Ma quello che più mi intristisce (a parte il fatto che non riporta più il totale) è sapere che è lì, a Rimini, al meeting di Comunione e liberazione che più bigotti e ipocriti di loro davvero non ce ne sono. Voglio dire: capisco tutto, anche il fatto che con l'età ci si rincoglionisce (parlo innanzitutto per me) ma insomma. Vale a dire: passi la conversione, ma questi cloni di Carlo Verdone che cazzo c'entreranno mai con Dio e con la spiritualità?
Non ho visto le partite ma solo confusi e slegati brevi momenti di gioco (purtroppo il mio lavoro da full immersion mi impedirà di vedere le prime sei di campionato e le prime due di Champions dell'Inter) e mi limito a sottolineare come Balotelli sia diventato indispensabile e che, rispetto all'anno scorso, se non altro Mourinho ha impiegato solo 29 minuti per ricredersi e schierarlo. E' vero, nella ripresa ha ripresentato pure Quaresma, ma questo è un altro discorso ancora. D'altronde, stavolta non si può dire che abbia sbagliato proprio tutto. Mi sembra che una o due cose gli siano riuscite. Ed è già tanto, secondo me.
Per la cronaca, mi piace memorizzare (a futura memoria dei soliti disonesti) alcuni importanti errori arbitrali. Iniziamo dall'Inter: il rigore su Milito si poteva anche non dare, il fallo c'è ma è di quelli veniali. Insomma, io non l'avrei fischiato. Però ce n'era uno, di rigore, molto più evidente su Balotelli. Mentre Materazzi poteva essere espulso. Non fosse altro per l'entrataccia sconsiderata e gratuita. Bene. Al Chievo invece hanno negato un rigore grosso come una casa. Particolare che non mi sembra sia stato evidenziato da tv e giornali. Anzi.
Maxwell, secondo me, è molto più bravo di quello che ha fatto vedere all'Inter. E sicuramente non è così scarso nelle chiusure come potrebbe sembrare, stando cioè all'ultima stagione obiettivamente poco positiva (e non certo per colpa di Santon, magari a causa di Mourinho un po' sì, ma insomma...) tant'è che a darmi ragione è niente meno che il Barcellona.
Certo è che se è vero che ha chiesto il raddoppio (o quasi) dello stipendio allora la dirigenza nerazzurra ha fatto proprio bene a rifiutare il rinnovo del contratto. Onestamente, anche se è giovane e dificilmente sbaglierà un'altra stagione, non poteva pretenderlo. Però se gli spagnoli hanno accettato, vorrà pur dire qualcosa, no? Un po' mi dispiace perché secondo me aveva ragione Mancini a ritenerlo tra i più forti nel suo ruolo e spero di non dispiacermi ancora di più a vederlo giocare con il Barcellona.
» Per la serie quando la realtà supera la fantasia: Sordi, De Sica e Zavattini l'avevano previsto (Il boom - qui la recensione di... Walter Veltroni - scritto da Cesare Zavattini e diretto da Vittorio De Sica, con Alberto Sordi)
» Il Pd sta valutando l'opportunità di allearsi con l'Udc di Pier Ferdinando Casini e (anche) di Tiziano Motti, europarlamentare (Grazie ad Akille via Wittgenstein)
Sarà che è un bel po' che non accendevo più la tv (partite di calcio escluse) però, davvero, mi ha fatto un grande effetto vedere per qualche minuto le mummie ammaestrate di un Bruno Vespa ieri sera gongolante e subito dopo un Antonello Piroso su La 7 straripante nella sua tracotante irruenza. Piroso che incalza, obietta, contesta, alza la voce, puntualizza, polemizza, si incazza e poi ride (a volte sarcastico o, peggio, sprezzante?) e tutto sommato impone che gli si risponda. E se non proprio sui fatti, come pretende e ri-pretende, almeno in maniera verosimile, in modo che - comunque - chi ascolta possa rendersi conto se stai dicendo oppure no un sacco di cazzate. Certamente non so se sia la maniera giusta, più ortodossa dico, di fare informazione, ma sono sicuro che quella che fa Piroso, a differenza di Vespa, è informazione.
Tant'è che sono rimasto fino alla fine a fare le ore cosiddette piccole insieme a lui, Piroso, e gli ospiti che via via si riducevano di minuto in minuto fino ad assumere un contesto quasi amicale, intimo, come colleghi dopo una cena di lavoro che tirano a fare tardi. C'erano i reduci comunisti (Giordano e Rizzo) che allo stesso tavolo non si guardavano in faccia e si sono insultati per la tutta la notte fino allo spegnimento dell'ultima telecamera. C'era il pletorico e ridondante Pancho Pardi che faceva la parte dell'intellettuale fumoso quanto incompreso, teneramente e irrimediabilmente perso dietro alle sue impervie e contorte analisi sul fallimento (l'immobilismo) del Pd e della sinistra più in generale. E c'era Pezzotta che sovrastava tutti con la sua figura massiccia e ieratica di grande vecchio democristiano che dall'alto della sua esperienza di lungo corso tra correnti crisi e sindacati tra un abbiocco e l'altro bacchettava tutti, brontolando contro l'ignoranza del mondo e la sprovvedutezza dei più giovani. Capezzone poi che guardava tutti dall'alto in basso ed elargiva smorfie di dissenso o disprezzo tutto preso nella parte del maggiordomo forbito e brillante del Popolo della libertà. Mentre La Russa irrrompeva in collegamento per poi alzarsi e mandare tutti affanculo non gradendo quello che si diceva in studio, lui che si trova più a suo agio con i conduttori più concilianti. E tanti altri, ancora, sempre memorabili nelle loro uscite poco ufficiali e quindi molto interessanti.
E poi, all'improvviso, un'altra sorpresa, che mi ha ancora una volta spiazzato: Renzi. Sì, Matteo Renzi, quello della Ruota della fortuna, il giovane scalatore democristiano del Pd. Andrà al ballottaggio, a Firenze, con l'ex portiere del Milan Galli. Di mezzo ci sono i voti di Valdo Spini, la lista di sinistra che ha ottenuto un onorevole piazzamento alle comunali. Gli chiedono: e ora? E lui, in sintesi: Spini ha fatto bene, la sua scelta di puntare al ballottaggio per poi arrivare alla trattativa si è rivelata giusta. E quindi? Quindi niente: non si tratta, niente compravendita, niente accordi. Renzi va da solo. Da solo? Al ballottaggio da solo? Da solo. O la va o la spacca, coerentemente con il programma che è stato proposto ai fiorentini e che è stato votato dai fiorentini. Quello e solo quel programma, senza "aggiustamenti" e ripensamenti dall'alto, sulla base di convergenze - e convenienze - politiche. Cioè, vale dire, praticamente... una cosa di sinistra! E anche, politicamente, la più giusta, impensabile com'è - in ogni caso - che Spini possa rivendersi i voti al candidato sindaco di Berlusconi...
Insomma, mi sono allungato così tanto per dire che Renzi - mea culpa - mi sembra uno che fa veramente sul serio e merita attenzione. E Piroso, Antonello Piroso, un giornalista vero che conduce una trasmissione (dire talk show è secondo me riduttivo) che fa informazione. Sì, per giunta in tv. Alleluia. Ma non facciamo prenderci da inutile quanto immotivata e fuorviante euforia. Ecco, tanto per rimanere con i piedi per terra, un bel fuorionda del Tg5:
Apro un video realizzato dall'Unità su come i giornalisti stranieri vedono l'Italia ai tempi di Berlusconi e rimango positivamente sorpreso - molto - quando alcuni giornalisti stranieri dicono sostanzialmente di essere sconvolti non tanto da Berlusconi e dagli italiani (dalla loro indifferenza) ma, soprattutto, dal comportamento dell'opposizione.
Ecco, non volevo farla, ma dato che mi sembra calzante nell'esprimere l'indignazione che provo nei confronti del Pd e più in generale nei confronti di tutta la sinistra per quello che non ha fatto (poi magari qualcuno prima o poi ci spiegherà perché) in questi ultimi 20 anni (da "Mani pulite" in poi, dico) questa è la mia dichiarazione di non voto:
Rispetto chi andrà comunque a votare (magari tappandosi il naso) ma spero che il Pd sia travolto da una valanga di astensioni, perché al momento non vedo altre vie di uscita per poter tornare a dare dignità e rappresentanza alla politica.
» Beh, sarò pure un ingenuo o forse soltanto un povero e inconsolabile orfano di uno straccio di rappresentanza politica, ma a me il discorso di Barack Obama al Cairo ha fatto venire i brividi e, giuro, mi sono quasi commosso (qui il video integrale della Casa Bianca)
Un video più delle parole, per caricare il Barcellona prima di affrontare la finale di Champions, questa la ricetta vincente del giovane e vincente allenatore Pep Guardiola per motivare i giocatori contro il Manchester United. Guardiola rivoluzionario, scrive il Corriere dello sport nel presentare il cortometraggio di sette minuti in questione. E, indovinate un po', che associazione viene fatta, tra calcio e cinema? Il Gladiatore! Le prodezze tecniche e agonistiche dei blaugrana vengono associate alle inquadrature del film hollywoodiano grondante retorica fascista e teorie filosofiche-letterarie da seminario per provetti venditori di Mediaset.
Roba da mentecatti, da teledipendenti, pura sottocultura da analfabeti di ritorno, sicuramente. Perfettamente calzante, quindi, per quello che presumibilmente è l'immaginario assai povero di un calciatore, seppur ai massimi vertici. Insomma, niente di nuovo sotto il sole si direbbe: Guardiola ha semplicemente cercato di motivare i suoi ragazzi muovendo le leve psicologiche ed emotive più congeniali al loro livello intellettuale (sic!) che è per l'appunto assai basso, tanto da renderli, se uno ci pensa, vagamente patetici. Mi immagino, tanto per dire, l'esile e compito Pep Guardiola con elmo e corazza che in allenamento, bava alla bocca, libera un paio di leoni del circo in mezzo al campo per caricarli contro il Manchester e altre cose così insomma.
Roba da coglioni, senz'altro. Soprattutto se si prendono in considerazione almeno un paio di piccoli dettagli. Il primo: gli stessi guerrieri assatanati di Guardiola sono andati in finale soltanto grazie all'aiuto - determinante - di un arbitro, lui sì, un vero gladiatore: stoicamente coraggioso nel faccia a faccia finale con un Drogba furibondo dopo aver negato al Chelsea almeno un paio di rigori clamorosi.
E il secondo dettaglio, poi, ancora più determinante del primo: Edwin Van Der Sar. Se cioè non ci fosse stato lui in porta e non avesse deciso la finale con una delle sue memorabili papere che lo hanno reso famoso nel mondo e che ha resuscitato Eto'o e gli altri dieci gladiatori dopo nove minuti di panico in cui non avevano letteramente visto mai il pallone.
Ovviamente, non ha mai senso (e sarebbe comunque ingiusto) ragionare con i se e i ma. Però pure travestirsi da gladiatori, bisogna ammetterlo, non è una cosa seria. Anzi, direi invece che sia dannatamente ridicola.
Quello che colpisce di Berlusconi è soprattutto la straordinaria capacità - impresa ritenuta quasi impossibile in ben quindici anni di vita politica e di dichiarazioni pubbliche - di non essere mai serio. Mai. Manco per sbaglio.
Lo spot che segue - in cui si è pateticamente fatto "allungare" per apparire magro (ma con il risultato che il logo elettorale si è così... ovalizzato) - è la conferma di come il premier Berlusconi viva di finzione, nella finzione.
(Provo ad immaginarmi la faccia dei terremotati abruzzesi - gli stessi abruzzesi che lo hanno votato in massa prima alle politiche e poi, soltanto sei mesi fa, alle elezioni regionali anticipate - quando il loro osannato uomo della provvidenza afferma di aver già avviato la ricostruzione...)
Se qualcuno aveva azzardato - come il qui presente blog - che se non altro Minzolini, il nuovo direttore del Tg1 Augusto Minzolini, non potrà mai essere peggiore di Riotta è già bello che sistemato:
» Ma la cosa più ridicola di tutte, per la serie non c'è mai fine al peggio, è che anche il Tg3 (il tg con i giornalisti lottizzati dal Pd) ha mandato in onda lo stesso spot elettorale... (Grazie alla tv sarda Videolina via Fuorionda news di Andrea Atzori)