segnaleorario

Storicamente, in Italia giornalisti e ambientalisti non hanno mai avuto molta credibilità. C'è un forte e abbastanza diffuso pregiudizio nei loro confronti, sicuramente a causa di opinioni preconcette formulate non per conoscenza diretta ma in base più che altro a luoghi comuni, per sentito dire.
Se poi però Legambiente e Il Sole 24 Ore realizzano e pubblicano una graduatoria delle città con il miglior "ecosistema urbano" (sic!) e mettono per esempio una realtà tra le più inquinate non d'Italia ma d'Europa come Taranto al 66esimo posto (vale a dire a metà classifica, tra Pescara e Cosenza) allora uno non può fare  a meno di pensare: ma lo fanno apposta?
Che poi verrebbe voglia di spedirli tutti quanti, giornalisti e dirigenti di Legambiente, a Taranto per uno stage, diciamo così, di aggiornamento professionale e di educazione all'ambiente. Con lezioni da tenersi rigorosamente nel quartiere Tamburi. Diciamo, per esempio, a circa quindici passi dall'Ilva.
Sono sempre stato fiero di essere antipatico a quella Napoli che si nasconde dietro i musei, i quadri, la musica in piazza, per far precipitare il decantato rinascimento napoletano in un medioevo napoletano saturo di monnezza e in mano alle imprenditorie criminali più spietate. Sono sempre stato antipatico a quella parte di Napoli che vota politici corrotti fingendo di credere che siano innocui simpaticoni che parlano in dialetto. Sono sempre stato fiero di risultare antipatico a chi dice: "Si uccidono tra di loro", perché contiamo troppe vittime innocenti per poter continuare a ripetere questa vuota cantilena.

Perché così permettiamo all'Italia e al resto del mondo di chiamarci razzisti e vigliacchi se non prestiamo soccorso a chi tragicamente intercetta proiettili non destinati a lui. Come è accaduto a Petru Birladeanu, il musicista ucciso il 26 maggio scorso nella stazione della metropolitana di Montesanto che non è stato soccorso non per vigliaccheria, ma per paura. Sono sempre stato fiero di risultare antipatico a chi mal sopporta che vada in televisione o sulle copertine dei giornali, perché ho l'ambizione di credere che le mie parole possano cambiare le cose se arrivano a molti.
Roberto Saviano
√ segnaleorario delle ore 08:46 di venerdì, 16 ottobre 2009 | permalink | commenti (1)
tag: politica, libri, campania, napoli, corruzione, camorra, quote, saviano
LONDRA - Bolt? Qualunque aborigeno della preistoria l'avrebbe surclassato. Il record mondiale del salto in alto è stato, almeno fino a un secolo fa, alla portata di buona parte dei giovani Tutsi, del Ruanda, che nelle cerimonie di iniziazione all'età adulta saltavano 2,50 metri e più, contro i 2,45 di Sotomayor. Questi ed altri esempi si possono trovare in un libro dell'antropologo australiano Peter McAllister, intitolato "Manthropology", dove lo studioso smitizza sistematicamente il mito del progresso fisico-atletico della nostra specie, e in particolare del genere maschile.
√ segnaleorario delle ore 15:01 di mercoledì, 14 ottobre 2009 | permalink | commenti
tag: libri, sport, antropologia, scienze, quote, bolt, mcallister
Cose così, cose di criminalità. Organizzata. Organizzata tra impresa e politica:
Lo stabilimento siderurgico Ilva vince su tutte le altre aziende italiane per aver emesso in atmosfera 32 tonnellate di Ipa (pari al 95% del totale nazionale delle emissioni industriali censite dall'Ines), 92 grammi di diossine e furani (pari al 92% del totale), 74 tonnellate di piombo (78%), 1,4 tonnellate di mercurio (57%), 231 tonnellate di benzene (42%), 366 kg di cadmio (42%), 4 tonnellate di cromo (31%). Tre classifiche invece riguardano i macroinquinanti le emissioni da primato nazionale dell'Ilva sono le 540mila tonnellate di monossido di carbonio (pari all'80% del totale nazionale delle emissioni industriali censite dall'Ines), le 43mila tonnellate di SOx (15%) e le 30mila tonnellate di Nox (11%).
√ segnaleorario delle ore 11:05 di lunedì, 07 settembre 2009 | permalink | commenti (2)
tag: politica, libri, mafia, sinistra, puglia, taranto, destra, vendola, quote, d alema, ilva, economia ambiente, pd , foschini, sinistra e libertà, quindici passi
√ segnaleorario delle ore 11:00 di mercoledì, 19 agosto 2009 | permalink | commenti
tag: immagini, libri, kerouac, pivano
È morto un grande narratore:
Frank McCourt ha avuto tre vite. L’auto­re di Le ceneri di Angela, morto settan­tottenne ieri a New York per una me­ningite che aveva colpito nei giorni scorsi il suo fisico già minato da un male incu­rabile, aveva cominciato la sua prima vita nel 1930 a Brooklyn, figlio di immigrati poverissi­mi che quattro anni dopo erano tornati a Lime­rick, Irlanda, terra d’origine dei McCourt. Quel­la vita fu dickensiana, da sopravvissuto per mi­racolo alla povertà, al freddo e alla malnutrizio­ne che avevano ucciso tre dei suoi sei fratelli. Poi il ritorno negli Stati Uniti, i lavori occasio­nali, il servizio militare e infine, grazie alla bor­sa di studio da reduce, la laurea in lettere e l’ini­zio della seconda vita. 

Quella da insegnante nelle scuole pubbliche di New York, «prof» anticonformista e inna­morato della poesia, che passava le ore ascol­tando i ragazzi «perché hanno insegnato più cose a me di quante io ne abbia mai spiegate a loro», cantando e suonando l’armonica a boc­ca in classe «perché chi sta in cattedra non do­vrebbe essere un nemico, ma un alleato». E finalmente, raggiunta la pensione, a 66 an­ni, sposato con la terza moglie, ecco la terza e ultima vita: quella di scrittore di best-seller mondiali e contemporaneamente («doppiet­ta » difficilissima da realizzare) vincitore di pre­mi importanti, da salotto buono delle lettere americane: il Pulitzer e il National Book Critics Circle nel 1996 per il suo primo libro, le sue memorie: Le ceneri di Angela, immediatamen­te fenomeno editoriale globale da tre milioni di copie negli Usa e due e mezzo in Regno Uni­to e Irlanda (è stato pubblicato in Italia, come tutte le sue opere successive, da Adelphi).

Perché McCourt aveva in mente da decenni di raccontare la sua vita, ma ogni tentativo di scrivere finiva in una falsa partenza. Finché, di­ventato nonno affettuosissimo del piccolo Frank jr — con il rimorso di essere stato un padre distante per la ribelle figlia Maggie, scap­pata a 17 anni con la band psichedelica dei Gra­teful Dead — non capì che avrebbe dovuto usa­re, per scrivere le sue memorie, la voce di se stesso da bambino. Ed ecco fluire subito dalla penna quell’incipit indimenticabile: «Gente di tutte le razze si vanta — o si lamenta — di quanto sia stata brutta la propria infanzia, ma non c’è niente di paragonabile a una brutta in­fanzia irlandese. La povertà. Il padre alcolista, chiacchierone e disoccupato. La madre religio­sa e stanca che si lamenta accanto al caminet­to. I preti arroganti. I maestri di scuola prepo­tenti. Gli inglesi, e tutte le brutte cose che ci hanno fatto per ottocento lunghi anni».

√ segnaleorario delle ore 12:35 di lunedì, 20 luglio 2009 | permalink | commenti (2)
tag: immagini, libri, narrativa, quote, mccourt
Che poi, alla fine, a leggere alcuni passaggi cruciali dell'autobiografia di Mastella, Non sarò Clemente, uno non sa se ridere o piuttosto piangere. Perché il ritratto che ne esce è di un'Italia davvero terra terra, terribilmente bigotta e cafona, così irrimediabilmente ingenua e provinciale. Un'Italia in cui Mastella non è certamente un comprimario, ma un navigato protagonista alla guida da decenni del suo inaffondabile (quanto imitato) partito-famiglia.
Insomma, bisogna ammetterlo: hanno vinto (stravinto) loro, quelli che non volevano cambiare niente e ci sono riusciti benissimo. Ormai sono del tutto convinto - non per amarezza o delusione ma per pura constatazione dei fatti - di una cosa. E cioè che senza un Obama italiano sarà davvero difficile se non impossibile anche solo a provare a cambiare, nei prossimi anni a venire, la politica di chi si pone come punti di riferimento - mezzo secolo dopo - ancora e sempre don Camillo e Peppone:
Con il Cavaliere la prima volta fu nell’87, in piazza del Gesù: «La Dc chiamò proprio lui a occuparsi, insieme con altri, della pro­paganda. Ci riunimmo in tre: De Mita, Ber­lusconi e io». Ma i consigli del re delle tv non persuadono il segretario: «Cleme’, ma chi mi hai portato?». Sette anni dopo, nel ’94, è Mastella ad andare ad Arcore, con Ca­sini: «L’unico che rideva a tutte le barzellet­te di Berlusconi. A me, ma anche a D’Ono­frio e a Confalonieri, capita di apprezzarne al massimo tre o quattro a serata; lui no, Berlusconi raccontava e il bel Pier riusciva a ridere disinvoltamente dieci volte su die­ci. Comunque sia, andammo ad Arcore. Da Linate, centomila lire di taxi. Vista la nota riluttanza di Casini per i conti da saldare, pagai io, naturalmente...». Berlusconi non voleva Mastella ministro. «Fu Bossi a insi­stere. Fece questo ragionamento: noi sia­mo un governo di centrodestra, il sindaca­to si scatenerà; meglio affidare il ministero del Lavoro a un ex democristiano».
√ segnaleorario delle ore 11:07 di martedì, 16 giugno 2009 | permalink | commenti (3)
tag: politica, libri, sinistra, destra, berlusconi, prodi, quote, bossi, d alema, mastella, dc , pdl , non sarò clemente

Ex

C'è molto del carattere italiano – basta sfogliare qualche pagina di Stendhal – nelle rivelazioni fatte trent'anni dopo con l'intento di sputtanare ex amici, ex compagni di strada, ex colleghi di lavoro o comunque ex di qualcosa. Rivelazioni che poi, alla prova dei fatti, sono nient'altro che pettegolezzi post-datati o, nei casi peggiori, maldicenze retroattive.
Tutto ciò appare inutile e di cattivo gusto, ma ci piace così tanto. E poi, soprattutto, fa vendere un sacco di copie.
√ segnaleorario delle ore 13:03 di venerdì, 15 maggio 2009 | permalink | commenti (5)
tag: italia, politica, libri, sinistra, giornalismo, sofri, stendhal, la repubblica, mughini, scalfari, calabresi, pansa, lotta continua
Anche se Il nome della rosa non so se riuscirò mai a finirlo, sono d'accordo con il professore:
Professor Eco, il suo ultimo libro si intitola Non sperate di liberarvi dei libri. Ma chi è che spera? Chi sono i nemici dei libri?
«Principalmente gli uomini, che li bruciano, li censurano, li chiudono in biblioteche inaccessibili, condannano a morte chi li ha scritti. Non, come si crede, Internet o altre diavolerie. Internet insegna ai giovani a leggere, e serve a vendere uno sfragello di libri».


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√ segnaleorario delle ore 16:17 di mercoledì, 13 maggio 2009 | permalink | commenti
tag: libri, web , eco , lettura, quote, istat
«Mio padre oggi a Milano? Proverebbe lo stesso disagio di allora. Rappresentato da una consapevolezza: il lavoro chiamato a fare solo nell’interesse del Paese, non gli porterebbe la solidarietà della collettività».
Umberto Ambrosoli, terzo figlio di Giorgio, l’avvocato liquidatore della Banca Privata italiana, ucciso a Milano nella notte fra l’11 e il 12 luglio 1979 da un killer assoldato da Michele Sindona

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  • "Ambrosoli, un eroe borghese": Corrado Stajano parla di Ambrosoli con Vittorio Spinazzola, Nando Dalla Chiesa, Giovanni Lanzone e Carlo Smuraglia (Radio Radicale)
  • Un eroe borghese (il film tratto dal libro-inchiesta di Stajano) di Michele Placido, con Michele Placido, Fabrizio Bentivoglio e Omero Antonutti
Mai amato Curzio Malaparte. Troppo distante, troppo diverso dai miei gusti. Ma che ammirazione - mentre leggo e rileggo avidamente l'anteprima sul Corriere della sera di un saggio scritto in francese e pubblicato ora da Adelphi - per la qualità della scrittura e la capacità di saper raccontare nel profondo, attraverso le contrapposizioni sportive e umane di Bartali e Coppi, l'Italia e gli italiani:
«Sono un buon cattolico» dice, come se volesse convincervi che solo grazie a questa condizione si può essere un grande campione. Bartali possiede la fede ingenua e profonda dei toreri spagnoli. Ogni volta, prima di sfidare il toro, si inginocchia e prega: ogni volta, dopo aver ucciso la tappa, si inginocchia e prega per ringraziare Dio di avergli concesso la vittoria contro la strada, contro il cronometro o contro il toro Coppi. Sono nato a Santa Lucia, villaggio sulle colline del Chianti che dominano Ponte a Ema, paese natale di Gino Bartali. Di recente il curato mi raccontava che, durante l'ultimo Giro d'Italia, una ragazzina della sua parrocchia aveva visto un angelo sospingere Bartali lungo una salita. Questo buon prete è orgoglioso del suo Gino tanto quanto Gino lo è del suo angelo. «Esiste al mondo un altro campione che possa vantarsi di correre con un angelo sulla spalla?» mi diceva il curato di Santa Lucia. Certo che non esiste! O perlomeno io la penso così: e così la pensa Fausto Coppi, il rivale di Bartali. Coppi è piemontese e appartiene, senza saperlo, al genere di persone che non credono molto al soccorso divino. Voglio dire che è un voltairiano inconsapevole. Sicuramente c'è qualcosa di filosofico nella rivalità sportiva che lo oppone a Bartali e rappresenta uno degli aspetti più moderni della disputa fra credenti e liberi pensatori.
E quanta tristezza, allo stesso tempo, per il silenzio - assordante, si potrebbe dire - per l'assenza ingiustificata sulle prime pagine dei nostri ormai patetici quotidiani di qualche autorevole e meglio ancora coraggioso intellettuale in grado se non di "dettare la linea"  almeno capace di suscitare un po' di autocritica per i nostri miseri tempi. Penso, insomma, ai Pasolini, ai Moravia, ai Calvino.
Gente così, insomma. Di un certo, come dire, spessore. Di cui tanto avrebbe bisogno, secondo me, quest'Italia allo sbando, soprattutto morale.
√ segnaleorario delle ore 16:59 di martedì, 12 maggio 2009 | permalink | commenti (3)
tag: cultura, italia, immagini, politica, libri, pasolini, giornalismo, calvino, quote, moravia, coppi, bartali, malaparte
Provo un profondo senso di disprezzo per il giornalista e forte irritazione (uso un eufemismo) per l'uomo, l'ipocrisia dell'uomo Mentana. E il libro su Berlusconi che lo ha cacciato da Mediaset  (ecco un altro punto a favore di Fede, lui sì un cortigiano serio) non fa che confermare le mie sensazioni. Soprattutto quando leggo che avrebbe scoperto soltanto nella notte tra il 21 e il 22 aprile 2008, durante la cena di ringraziamento a Mediaset per la vittoria elettorale del padrone, che le redazioni erano e sono un comitato elettorale:
«C'era tutta la prima linea dell'informazione, ma non ho sentito parlare di giornalismo neanche per un minuto. Sembrava una cena di Thanksgiving... Un giorno del ringraziamento elettorale. Tutti attorno a me avevano votato allo stesso modo, e ognuno sapeva che anche gli altri lo avevano fatto. Era scontato, così come il fatto di complimentarsi a vicenda per il contributo dato a questo buon fine...»
Incredibile, no? Chi l'avrebbe mai immaginato... E, con una faccia tosta (altro eufemismo) senza pari, lo stesso Mentana soltanto ora (che l'hanno cacciato) denuncia (sic!):
«Dopo aver irriso per oltre un decennio le accuse di chi dipingeva Mediaset come una dépendance di Forza Italia, avevo assistito a una scena che avrebbe fatto esultare i teorici del conflitto di interessi».
Insomma, nella cena di ringraziamento elettorale dell'anno scorso (mai e poi mai in... quelle precedenti) Mentana ha finalmente scoperto pure lui il conflitto d'interessi. Bene. Meglio tardi che mai, potrebbe dire qualcuno più saggio di me. Vabbè, assodato questo, andiamo avanti. A quel punto però - e qui si scende davvero nel ridicolo - Mentana che fa? Scrive una bella lettera a Fedele Confalonieri per esprimergli la sua, come dire, sorpresa. Ecco che fa un grande giornalista come lui: scrive una bella lettera a Confalonieri. Una lettera? A Confalonieri? E certo:
Lei scrisse a Confalonieri perché tra di voi c’era un rapporto speciale. Era stato lui a difenderla ogni volta che qualcuno aveva chiesto la sua testa. Perché, allora, lo scorso febbraio ha smesso di stare dalla sua parte?
«Non lo so. Ma sa qual è l’aspetto della nostra “rottura” che mi è dispiaciuto di più? In questi mesi, Confalonieri non si è mai ricordato di un fatto che lo qualifica, nella mia vita, in modo diverso rispetto a un qualunque altro dirigente Mediaset: è stato uno dei miei testimoni di nozze».
Lo ammetto: io che uomo di mondo non lo sono proprio, prima d'ora queste cose le avevo sentite soltanto al cinema. Nei film di mafia.

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Per chi ama la letteratura - e Gustave Flaubert, in particolare - è on line il manoscritto originale, con le correzioni, di Madame Bovary.
√ segnaleorario delle ore 12:54 di martedì, 21 aprile 2009 | permalink | commenti (1)
tag: libri, flaubert, madame bovary, rouen

Sicuramente il compianto Giorgio Bettinelli non avrà il talento di Bruce Chatwin, ma secondo me leggere i racconti dei suoi viaggi vale sicuramente la pena. Non fosse altro perché scrive cose così:
La mia fedeltà alle cose importanti nella vita ha sempre fatto acqua da tutte le parti; ma in cose stupide come la dedizione allo stesso albergo, allo stesso libro preferito o allo stesso dopobarba, è sempre stata di una rigorosità cristallina.

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√ segnaleorario delle ore 17:22 di venerdì, 13 marzo 2009 | permalink | commenti (1)
tag: immagini, libri, quote, bettinelli, in vespa
Sinceramente ancora non ho capito bene se debba prendere sul serio oppure no uno come Harold Bloom, terribile, temuto e autorevole critico americano, che trancia sentenze senza appello qualche volta condivisibili ma spesso imbarazzanti. E, soprattutto, affascinante e irresistibile cazzaro:
Il «luminare della cultura occidentale» che nell'era di Internet si ostina a scrivere con la penna stilografica «perché — spiega —, un antico tremore alle mani mi impedisce di usare la tastiera. Però la mia mente è più sveglia che mai, grazie ai geni. I miei genitori erano poverissimi ebrei semianalfabeti provenienti dagli shtetl dell'Europa Orientale. Però ho avuto antenati studiosi di Talmud: una disciplina che richiede una formidabile memoria».
Come la sua, tanto leggendaria che M.H. Abrams, il celebre studioso di Romanticismo suo mentore, lo definì «lo studente più dotato che abbia mai avuto», e «l'unico capace di leggere un libro con la stessa velocità con cui lo si sfoglia».
√ segnaleorario delle ore 12:04 di sabato, 07 marzo 2009 | permalink | commenti
tag: america, libri, quote, bloom, eddai
Non ho visto un film se non l'ho visto tutto quanto, dai titoli di testa ai titoli di coda. Lo faccio anche per reazione a quando da bambino mio padre mi costringeva a entrare a volte anche a dieci minuti dalla fine. Erano altri tempi, quello che contava era esserci, andare al cinema a prescindere. Ma insomma, poi uno cresce e pensa di diventare più razionale. Fatto sta che come Woody Allen non entro mai se il film è già iniziato.

Confesso però che non è la stessa cosa per i libri. Per i classici, dico. Lo ammetto: è difficile che io possa dire con esattezza di averne letto uno. Per intero, dico. Praticamente, io fin da bambino - ho cominciato con Zanna bianca, ma i primi racconti che mi tornano in mente, perchè mi colpirono molto, sono quelli di Kipling che il maestro ci leggeva a scuola ed esattamente l'inquietante Rikki-Tikki-Tavi, mangusta mangia-cobra del Libro della giungla... - sto leggendo un unico grande libro senza un inizio e, per ora, una fine.
Su Tuttolibri  davvero una bella intervista a Elizabeth Chanler, moglie di Bruce Chatwin, lo scrittore-viaggiatore (per me uno dei più grandi del Novecento) morto il 18 gennaio 1989 a soli 48 anni:
Non a caso ha scritto «L’anatomia dell’irrequietezza»...
«Era pronto, nella vita, a provare qualsiasi cosa, magari non sempre coinvolgendosi direttamente, però rimanendone comunque sollecitato, intrigato... Inoltre, Bruce se stava fermo troppo tempo nello stesso posto, come posso dire?, si ammalava, si notava in lui una sorta di ipocondria! "E' già tanto tempo che sono fermo qui... non ho altro da fare in questo posto..." e giù ad accusare i più vari disturbi, un male al piede, allo stomaco, alla testa, tutti chiaramente psicosomatici! Allora decideva di fare un viaggio a fine settimana e si riprendeva subito. Potevamo magari affittare una incantevole casetta in un posto magnifico, ma, per lui, già dopo un mese tutto diventava meno meraviglioso, cominciava a lamentarsi e scalpitare come un bambino per rimettersi subito in viaggio... Ogni tanto mi diceva: “Sai, dovrò presto partire” e io gli rispondevo “Sì, sì, lo so, lo so bene...”. A volte, poi, nemmeno me lo diceva, partiva e basta! Un giorno eravamo in America e Bruce, ad un tratto, mi disse "Esco un attimo...": beh, l'ho rivisto dopo 6 mesi! Soprattutto d'inverno era sempre fuori, anche perché odiava il buio, andava in cerca di luoghi dove trovare molta luce, come quelli del Mediterraneo, per esempio, in Grecia, Italia, Francia del Sud. Io lo sapevo, questo era il suo carattere, e non mi preoccupavo. Del resto a me non piaceva partire sempre con lui: Bruce era un nomade puro, io sono portata più per la stabilità, ho bisogno di un punto fermo».
√ segnaleorario delle ore 21:49 di sabato, 17 gennaio 2009 | permalink | commenti
tag: libri, quote, chatwin, chanler
Harold Pinter (sito e voce su Wikipedia) è morto. E io ancora non ho letto niente.
√ segnaleorario delle ore 20:01 di giovedì, 25 dicembre 2008 | permalink | commenti (1)
tag: libri, cinema, teatro, narrativa, pinter

Mi sto facendo convinto che la recensione (o più semplicemente parlare di un libro o di un film) così come si fa di solito, all'epoca di internet - e dei blog - non abbia più, ahimé, nessun  senso. O che, quantomeno, debba cambiare pelle, cercare altre strade, porsi magari nuovi obiettivi.

Di un libro - un romanzo - come La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano provo allora a spiegare - innanzitutto a me stesso - perché mi sia piaciuto. E, tra l'altro, molto.
  1. La capacità d'analisi dei sentimenti;
  2. La sensibilità nell'evocare il senso di colpa;
  3. L'abilità di tenere alta l'attenzione;
  4. L'irresistibile - secondo me, ovvio - e inarrestabile partecipazione al dolore dei personaggi, non solo dei due protagonisti;
  5. Lo stile narrativo essenziale, aggrappato ai fatti e alle cose;
  6. La mancanza di digressioni e considerazioni fuori luogo;
  7. In ultima analisi: l'onestà, se così si può dire, del racconto, di quello che si sta cercando di spiegare, di far capire.
Sette perché. Ma non sono ancora soddisfatto. C'è qualcos'altro ancora che non riesco a mettere a fuoco.
Allora, cerco in rete recensioni e commenti sull'argomento. E mi imbatto subito in giudizi assai severi e diffusamente negativi. Non vado avanti.

La critica letteraria versione on line assomiglia troppo a quella tradizionalmente su carta. Le assomiglia soprattutto nei difetti, il primo dei quali è che è fine a se stessa. Capace solo di catalogare un testo, mai o quasi mai di parlare della lettura di un testo.

Mi fermo però sulla puntualizzazione di un commento, in particolare, in cui si afferma: L'eloquenza del riccio, quello sì che è un gran bel romanzo. E leggiamolo, allora...
√ segnaleorario delle ore 18:35 di martedì, 25 novembre 2008 | permalink | commenti (5)
tag: libri, giordano, la solitudine dei numeri primi, barbery, l eloquenza del riccio
Riccardo Villari sembra uscito dalle pagine di Ferito a morte, grande romanzo misconosciuto di Raffaele La Capria su Napoli (e l'Italia) indifferente, impotente o tutte e due le cose insieme. Visceralmente democristiana. Villari e la vita facile e spensierata di chi non ha niente da dire o da fare ma sa stare al mondo, conosce sempre la cravatta giusta per ogni occasione e non sbaglia mai una battuta. Una vita a traino, brillantemente spesa a guardare il mare. È da qui, tra circoli di tennis esclusivi, il sole di Capri, le belle donne e le cene di pesce che è partito anche il presidente Napolitano, pure lui fine dicitore e una grande carriera affannosamente costruita attorno all'immagine di raffinato intellettuale comunista ma anche alla bisogna con un concreto e rozzo piglio (sic!) democristiano. Copioincollo:
NAPOLI - Suda copiosamente. Colpa di un sole fuori stagione e di cinquanta minuti di corsa a buon ritmo. T-shirt Nike grigia, scarpette da runner Mizuno, calzoncini blu, Riccardo Villari arriva a mezzogiorno al circolo del tennis, il Tc Napoli, e subito gli amici lo circondano. "Riccà, resisti, perché te ne dovresti andare?". Sorride, risponde di getto: "Infatti non me ne sono andato, né dalla presidenza della Commissione di vigilanza né dal partito". Pacche sulle spalle, sorrisi, solidarietà. Riccardo Villari si rilassa. E racconta (la Repubblica)
√ segnaleorario delle ore 08:55 di lunedì, 17 novembre 2008 | permalink | commenti
tag: italia, politica, libri, link, sinistra, napoli, dc , la capria, napolitano, pd , villari, ferito a morte
Segnalo un bell'articolo (pubblicato da un pessimo quotidiano qual è il Giornale) che tratta di una questione risaputa, ma in maniera spiritosa e con dati aggiornati, sulla caratteristica tutta italiana di saper scrivere (e parlare) e di non saper leggere (e ascoltare):

E copioincollo:
Tutti parlano, nessuno ascolta. Tutti pubblicano e nessuno legge. Ancora più preoccupante la situazione editoriale. Gli ultimi dati ufficiali fanno rabbrividire: nel 2007 in Italia sono stati oltre 61mila i titoli librari prodotti - il 62% dei quali novità, il resto ristampe e riedizioni -, per un totale di 268 milioni di copie. Aveva ragione il mai abbastanza compianto Massimo Troisi in Le vie del Signore sono finite: «Io non leggo mai. Non leggo libri, cose... pecché... Che comincio a leggere mò che so’ grande, che i libri sono milioni e milioni? Non li raggiungo mai, hai capito? Pecché io sono uno a leggere, loro sono milioni a scrivere».
√ segnaleorario delle ore 09:54 di lunedì, 03 novembre 2008 | permalink | commenti (3)
tag: libri, link, quote, mascheroni
Il 2 novembre 1975 fu ucciso Pier Paolo Pasolini. Posto un video girato sulle dune di Sabaudia (luogo a me molto caro e dove, tra l'altro, tanti anni fa persi pure un sacco a pelo. Grigio):

√ segnaleorario delle ore 17:30 di domenica, 02 novembre 2008 | permalink | commenti
tag: libri, link, pasolini, video
√ segnaleorario delle ore 15:33 di mercoledì, 15 ottobre 2008 | permalink | commenti (1)
tag: italia, politica, libri, link, video, napoli, camorra, saviano
Lungi da me dal pensare che la cultura di un popolo si giudichi da un "pezzo di carta" però, insomma, mi sembra un dato che potrebbe avere un suo perché:
√ segnaleorario delle ore 18:04 di mercoledì, 07 maggio 2008 | permalink | commenti
tag: italia, politica, libri, link, istat
Perché la sinistra perde e perché certi elettori di sinistra sono - materialmente - persino peggiori di quelli che danno il voto a Berlusconi.
(Mi vado sempre più convincendo che Nanni Moretti sbagliava a dire che le parole sono importanti. No, le parole di per sè sono inutili, la vita non è un puro esercizio di stile. Come in gran parte della narrativa e del cinema italiano storicamente incapaci di raccontare storie. Mi rendo sempre più conto che ciò che è veramente importante non sono le parole ma la distanza, la distanza che c'è
in ognuno di noi tra le parole e le azioni)
√ segnaleorario delle ore 16:46 di lunedì, 28 aprile 2008 | permalink | commenti (1)
tag: politica, libri, cinema, osservazioni, sinistra

» Walter Fontana, Visto che siete cani, Rizzoli, 16 euro

Walter Fontana del di cui romanzo sopra (via IoGuido) è l'autore, tra le altre, della seguente, celeberrima, battuta:
Era un bambino presuntuoso e saccente. Quando la maestra di prima elementare gli chiese: "Ma tu credi in Dio?", lui rispose: "Be', credere è una parola grossa. Diciamo che lo stimo".
(sta in Gino e Michele, Matteo Molinari, Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano, Mondadori).
√ segnaleorario delle ore 17:25 di venerdì, 07 marzo 2008 | permalink | commenti
tag: libri, blog, molinari, quote, fontana, gino e michele, io guido

DJ

Di Marco Baldini, pur non avendo mai ascoltato né visto un suo programma (non coscientemente insomma, magari di sfuggita qualche minuto in macchina me lo sarò sorbito sicuramente pure io...) premetto di apprezzare il coraggio, la sincerità e quella certa assenza di leccaculismo radiotelevisivo che va per la maggiore. E nella sua autobiografia-espiazione Il giocatore (ogni scommessa è un debito) più che la seconda vita segreta da scommettitore io ho trovato inquietante, sicuramente molto più inquietante, il "lavoro" di famoso deejay.

Seppur in sottofondo rispetto alle storie d'azzardo, mi ha colpito soprattutto il senso di vuoto e di inutilità del mondo delle radio e delle discoteche che comunque mi sembra trasparire nettamente - e forse involontariamente, data l'eccessiva, asettica prudenza sugli episodi che coinvolgono i nomi noti  - la più assoluta indifferenza e impermeabilità al vivere sociale. Nel senso che se Baldini fosse stato un agente immobiliare invece di un affermato e ammirato "comunicatore" secondo me non sarebbe comunque cambiato niente, nemmeno una virgola del senso della vita e della percezione di sè nel mondo che ci circonda. E comunque, in ogni caso, è un libro istruttivo, anche e soprattutto per quanti come me non hanno particolarmente a cuore radio e discoteche.
√ segnaleorario delle ore 22:41 di mercoledì, 05 marzo 2008 | permalink | commenti
tag: libri
Copioincollo, dall'intervista a Marco Revelli sul Manifesto di qualche giorno fa, in particolare, questa affermazione:
La sinistra è afona per due motivi. Per la voragine dell'esperienza di governo non ripensata (e un lutto non rielaborato è velenoso come ogni «rimosso»). E per un ritardo culturale pesante nell'analisi della società. Anche se comprendo che è difficile affrontare questi temi in una campagna elettorale in cui lotti per la sopravvivenza.
√ segnaleorario delle ore 15:07 di venerdì, 29 febbraio 2008 | permalink | commenti (1)
tag: italia, politica, libri, sinistra, quote, pd , revelli


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