segnaleorario

Il fatto che Nanni Moretti voti Franceschini è secondo me estremamente significativo di come - a sinistra - siamo entrati tutti quanti (nessuno escluso) in confusione. So che Moretti detesta internet e più che mai i blog, mi piacerebbe però che qualcuno gli facesse in qualche modo sapere che molti di quelli che oggi vanno a votare Franceschini, i suoi film non solo non li hanno mai visti ma neanche sanno lui chi sia. Mi piacerebbe che qualcuno gli dicesse, per esempio, che molti di quelli che andranno a votare Franceschini amano soprattutto i film di Boldi e De Sica. Poco male, certo. Ma è sempre meglio tenersi informati.
√ segnaleorario delle ore 13:47 di domenica, 25 ottobre 2009 | permalink | commenti (2)
tag: politica, cinema, sinistra, primarie, moretti, franceschini, dc , pd
È da un po' di tempo ormai che sto seriamente pensando di lasciare l'Italia. Ma di sicuro non per andare in Svizzera.
√ segnaleorario delle ore 12:37 di lunedì, 28 settembre 2009 | permalink | commenti (7)
tag: italia, america, cinema, giustizia, svizzera, polanski
Era di un soldato americano il maglione che ha fatto sognare mezza Italia. Immortalata dal bianco e nero di Giuseppe De Santis e dalle forme generose di Silvana Mangano, lo scollo a V, la maglia che ha creato il prototipo della maggiorata italiana era, in realtà, un indumento militare. Luigi Manfredini, figlio del fattore della tenuta Veneria di Lignana che ospitava le riprese di Riso amaro, l’aveva acchiappato al volo da un camion in corsa, quello dei soldati americani che nell’aprile del ‘45 avevano liberato il campo in cui era rinchiuso, un piccolo lager della Germania, al confine con Polonia e Cecoslovacchia. «Non avevamo niente, gli americani ci lanciavano cibo e vestiti. Sono rientrato in Italia con quella maglia addosso», racconta oggi. Marrone, a coste. Quando Luigi torna la madre, spirito pratico, pensa a un altro colore. Tinge la maglia in casa, come si faceva una volta. Il risultato è un viola-bordeaux. Per Luigi, poco più di vent’anni, diventa un indumento da tutti i giorni, comodo per i lavori di meccanica che sbriga all’interno della grande cascina.

Quando il regista De Santis chiede alla gente del posto di portare un po’ di vestiti per rendere l’abbigliamento del cast più «genuino» possibile, la maglia americana finisce nel mucchio. «E per la Mangano scelsero proprio quello. Forse al regista piaceva il colore, chissà». Forse bastava un’occhiata per capire che quello scollo a V, quel taglio anonimo, erano perfetti per un profilo destinato a segnare l’immaginario collettivo. Infilata nei pantaloncini corti, le maniche arrotolate, la maglia dell’esercito Usa entrò nella storia del cinema.
√ segnaleorario delle ore 11:36 di domenica, 20 settembre 2009 | permalink | commenti (1)
tag: italia, immagini, cinema, quote, mangano, riso amaro, de santis, manfredini
OMBRE ROSSE - La sinistra piange sul suo sface­lo alla proiezione di Ombre rosse di Citto Maselli. Ma non perde comunque il vecchio vizio di divider­si, perché subito l’architetto Massimiliano Fuk­sas, da molti identificato in un archistar poco edifi­cante e molto radical chic, annuncia ritorsioni: non restaurerà più gratuitamente la villa di Vi­sconti a Ischia, sede della fondazione di cui Masel­li è presidente. «Ma i miei personaggi sono pura invenzione», ribatte il regista. Come dire che se qualcuno si riconosce peggio per lui.
√ segnaleorario delle ore 12:46 di martedì, 08 settembre 2009 | permalink | commenti
tag: cinema, festival, visconti, quote, ombre rosse, maselli, veneziam fuksas
Trovo bellissima e, come dire, sinteticamente illuminante, questa battuta:
«Nel mio film, invece della banalità del male, c’è la malvagità del banale».
Erik Gandini
√ segnaleorario delle ore 11:26 di venerdì, 04 settembre 2009 | permalink | commenti
tag: politica, cinema, venezia, economia, giornalismo, festival, berlusconi, tv , gandini
Non mi piace Giovanni Veronesi (né quello che Antonio D'Orrico ha scritto sul Corriere della sera di oggi) non mi piace il suo cinema, cinico, volgare e ruffiano. E non mi piace quello che dice e come lo dice. È un mestierante, nient'altro che un mestierante. Uno che non ha niente da dire ma che comunque in quest'Italia mortificante che ci ritroviamo viene pure preso sul serio. Lui, Giovanni Veronesi, è - cinematograficamente parlando - un cialtrone. Un cialtrone, diciamo così, di classe. Degno erede dei Vanzina. La versione aggiornata di un certo cinema che fa l'occhiolino.
Lui, Veronesi, è di quelli che è stato sempre a sentire quello che mamma e papà gli dicevano e ora che è grande ha una risposta per tutto e per tutti. Perché lui sì che sa cos'è la vita e il cinema. Un fesso, insomma.
Ma chi lo incensa, pur avendo letto libri e visto film è - sempre culturalmente parlando - un imbecille sì, ma di talento. Un cretino, come avrebbe detto Flaiano, specializzato.
√ segnaleorario delle ore 12:47 di mercoledì, 05 agosto 2009 | permalink | commenti (2)
tag: italia, cinema, giornalismo, veronesi, d orrico
Prima fanno i filmacci con De Laurentiis, Vanzina e compagnia bella, poi sono sempre in tv e sono sempre pronti a lavorare per le tv e la tv di Berlusconi e infine, ricchi sfondati ma completamente bolliti e ridicolmente disadattati - rispetto a una realtà che non vivono e non conoscono - vanno in piazza a protestare perché il cinema è in crisi. Voi l'avete affondato, il cinema. Merde che non siete altro.
√ segnaleorario delle ore 13:11 di venerdì, 31 luglio 2009 | permalink | commenti (3)
tag: immagini, politica, cinema, berlusconi, coglioni, imbarazzi, verdone, barbareschi, castellitto
«La soglia del nostro stupore e della nostra reazione nei confronti di una catastrofe etica, istituzionale, umana, "culturale", si è abbassata sempre di più, sempre di più... fino a scomparire sottoterra. Fino a considerare normale un orrendo spettacolo, che in un paese democratico tutto è tranne che normale. Con questo lavoro non voglio convincere nessuno, voglio semplicemente ricordare che questo schifo, di cui fa parte anche il conformismo e il servilismo di tanti giornalisti, è successo davvero. Da 15 anni 60 milioni di italiani sono ostaggio degli interessi di una sola persona. Un'umiliazione impensabile fino a poco tempo fa. Da parte della sinistra c'è stata un'incapacità totale di reagire e affermare la propria identità. Si è fatta aggredire e sbeffeggiare. È arretrata in continuazione, ha adottato luoghi comuni come quello che non bisogna demonizzare Berlusconi per non spaventare i moderati. Su certe spaventose posizioni e leggi volute dalla Lega da sempre hanno avuto parole più nette alcuni settori della Chiesa. Il pragmatismo della sinistra la porta addirittura a corteggiare e a ipotizzare alleanze con la Lega. E invece no, sono portatori di disvalori, punto e basta. In questi anni la sinistra ha avuto paura di tutto. È stata prigioniera di personalismi senza personalità. Senza dimenticare lo slogan penoso della destra e di molti giornalisti secondo il quale il conflitto di interessi non interessa agli italiani, dato che la maggioranza ha votato Berlusconi. C'è un piccolo dettaglio: interessa alla democrazia».
Nanni Moretti
√ segnaleorario delle ore 13:29 di venerdì, 10 luglio 2009 | permalink | commenti (1)
tag: italia, cinema, sinistra, destra, berlusconi, moretti, quote, pd
» Per la serie quando la realtà supera la fantasia: Sordi, De Sica e Zavattini l'avevano previsto (Il boom - qui la recensione di... Walter Veltroni - scritto da Cesare Zavattini e diretto da Vittorio De Sica, con Alberto Sordi) 
√ segnaleorario delle ore 09:31 di mercoledì, 24 giugno 2009 | permalink | commenti
tag: italia, politica, cinema, economia, video, crisi, de sica, sordi, veltroni, zavattini, il boom
Un video più delle parole, per caricare il Barcellona prima di affrontare la finale di Champions, questa la ricetta vincente del giovane e vincente allenatore Pep Guardiola per motivare i giocatori contro il Manchester United. Guardiola rivoluzionario, scrive il Corriere dello sport nel presentare il cortometraggio di sette minuti in questione. E, indovinate un po', che associazione viene fatta, tra calcio e cinema? Il Gladiatore! Le prodezze tecniche e agonistiche dei blaugrana vengono associate alle inquadrature del film hollywoodiano grondante retorica fascista e teorie filosofiche-letterarie da seminario per provetti venditori di Mediaset.

Roba da mentecatti, da teledipendenti, pura sottocultura da analfabeti di ritorno, sicuramente. Perfettamente calzante, quindi, per quello che presumibilmente è l'immaginario assai povero di un calciatore, seppur ai massimi vertici. Insomma, niente di nuovo sotto il sole si direbbe: Guardiola ha semplicemente cercato di motivare i suoi ragazzi muovendo le leve psicologiche ed emotive più congeniali al loro livello intellettuale (sic!) che è per l'appunto assai basso, tanto da renderli, se uno ci pensa, vagamente patetici. Mi immagino, tanto per dire, l'esile e compito Pep Guardiola con elmo e corazza che in allenamento, bava alla bocca, libera un paio di leoni del circo in mezzo al campo per caricarli contro il Manchester e altre cose così insomma.

Roba da coglioni, senz'altro. Soprattutto se si prendono in considerazione almeno un paio di piccoli dettagli. Il primo: gli stessi guerrieri assatanati di Guardiola sono andati in finale soltanto grazie all'aiuto -  determinante  - di un arbitro, lui sì, un vero gladiatore: stoicamente coraggioso nel faccia a faccia finale con un Drogba furibondo dopo aver negato al Chelsea almeno un paio di rigori clamorosi.
E il secondo dettaglio, poi, ancora più determinante del primo: Edwin Van Der Sar. Se cioè non ci fosse stato lui in porta e non avesse deciso la finale con una delle sue memorabili papere che lo hanno reso famoso nel mondo e che ha resuscitato Eto'o e gli altri dieci gladiatori dopo nove minuti di panico in cui non avevano letteramente visto mai il pallone.
Ovviamente, non ha mai senso (e sarebbe comunque ingiusto) ragionare con i se e i ma. Però pure travestirsi da gladiatori, bisogna ammetterlo, non è una cosa seria. Anzi, direi invece che sia dannatamente ridicola.
√ segnaleorario delle ore 18:48 di martedì, 02 giugno 2009 | permalink | commenti (2)
tag: cinema, calcio, video, champions league, barcellona, coglioni, il gladiatore, barcellona-manchester united, guardiola

Commedia noir sgradevolmente bella, Louise-Michel di Benoît Delépine e Gustave Kervern è un film ferocemente sgraziato, cattivo e ideologicamente radicale,  che colpisce prima alla pancia e poi al cuore. E arriva a segno.

Tradite dal padrone che chiude la fabbrica da un giorno all'altro portando via tutto, alcune operaie della Picardia (nel Nord della Francia) decidono di assoldare, con i soldi dell'indennità di disoccupazione, un killer per ucciderlo. E una di queste (Yolande Moreau) brutta, dura e sanguinaria, ne ingaggia uno (Bouli Lanners) che ben presto si rivelerà molto particolare: incompreso, solitario e dal cuore tenero tanto da subappaltare gli omicidi a malati terminali.
Due disperati, due rifiuti della società, due anime ferite dalla vita e senza futuro. Insieme, si trasformano in una coppia devastante e travolgente che dove arriva fa danno, distruggendo regole e certezze, passando come un rullo compressore sopra ogni convenzione e luogo comune. Diventano così il braccio violento,  liberatorio e salvifico, della rabbia anarcoide dei due autori di questo piccolo grande gioiello quasi fatto in casa che è un po' Kaurismaki e un po' Tarantino e perfino, a mio modo di vedere, con qualche leggera ma evidente reminiscenza di Tati.

Alla fine viene in mente anche a te un sacco di gente che ti sta proprio sullo stomaco e che vorresti andare subito a trovare, che so, anche solo per spaccargli qualcosa in testa e vedere l’effetto che fa. Invece, quando esci dal cinema ti senti dieci anni di meno addosso e una gran voglia di gridare. E di ridere, senza ritegno, della stupidità – a volte atroce – della vita. In sintesi: nel suo genere un capolavoro. Assolutamente da non perdere (per chi non crede ai film d’intrattenimento, ma è convinto che il cinema sia vita).

Copionincollo (e linko) da una bella intervista ai due registi:
«È curioso: milioni di criminali sono stati abbattuti nella storia del cinema, ma raramente questo succede nella vita reale ai capitani d’industria».
√ segnaleorario delle ore 11:43 di venerdì, 08 maggio 2009 | permalink | commenti
tag: immagini, cinema, quote, moreau, louise-michel, delépine, kerven, lanners
Se non fosse quel vecchio trombone rincoglionito qual è potrei quasi sentirmi offeso ad avere un presidente della Repubblica del genere. Un presidente della Repubblica che per sciatteria culturale e ottusità intellettuale assomiglia sempre di più, in maniera inquietante, a un Ceausescu in disarmo. Invece, quando Giorgio Napolitano incensa e sdogana i cinepanettoni, i film impacchettati su misura per drogati di tv che al cinema vanno una volta l'anno, i film dei rutti e delle scoregge che tanto male hanno fatto al cinema italiano e al gusto e alla sensibilità dell'immaginario comune - quantomeno indecente poi il solo paragone con la commedia italiana, che va da Totò a Dino Risi, quella sì popolare ma mai e poi mai volgare e qualunquista - io penso a un'altra cosa. Amara. E cioè che se anche avessero vinto i comunisti - questi comunisti - non sarebbe cambiato assolutamente niente. Saremmo sempre lo stesso popolo di cialtroni, ignoranti e presuntuosi, che siamo. Altro che Berlusconi, siamo noi che facciamo veramente schifo e vorremmo tanto essere al posto suo.
√ segnaleorario delle ore 21:08 di giovedì, 07 maggio 2009 | permalink | commenti (1)
tag: politica, cinema, sinistra, video, , berlusconi, totò, salvi, pci , boldi, napolitano, risi, de laurentiis, natale in india

Ugo

Ugo Tognazzi è on line: qui il sito messo in rete dalla famiglia.
√ segnaleorario delle ore 00:00 di venerdì, 27 marzo 2009 | permalink | commenti
tag: cinema, video, bianciardi, tognazzi, la vita agra, lizzani
Magari è una cazzata (come Borat, per dire) però il fatto stesso che a Roma stiano oscurando i manifesti già è un motivo più che valido per andare a vederlo. Cosa che farò sicuramente.
√ segnaleorario delle ore 16:36 di mercoledì, 04 febbraio 2009 | permalink | commenti (1)
tag: cinema, roma, video, charles, borat, religiolus
Mi sono detto: adesso mi vedo Natale a Rio in streaming (clicca qui per vedere il primo tempo e qui per il secondo tempo) così, tanto per la soddisfazione di fregare a quel trucidone di De Laurentiis almeno il prezzo di un biglietto (due, con quello della consorte). Ebbene, non ce l'ho fatta. Ho abbandonato prima che De Sica e Ghini arrivino a Rio.
Allora ho provato a vedere La fidanzata di papà (qui chi ne avesse voglia). Mi sono fermato all'incirca subito dopo che entra in scena la Ventura.
A me invece di far ridere mi fanno piangere. Mi deprime il solo pensiero che chi si ammazza dalle risate a vedere una roba del genere abbia diritto a votare (e non votare) come me.
Ho ripiegato su Aldo, Giovanni e Giacomo. E in effetti Il cosmo sul comò è un film almeno dignitoso (clicca qui). Che quasi quasi mi è dispiaciuto vederlo on line.
√ segnaleorario delle ore 16:44 di domenica, 28 dicembre 2008 | permalink | commenti (6)
tag: cinema, aldo giovanni e giacomo, natale a rio, la fidanzata di papà, il cosmo sul comò
Harold Pinter (sito e voce su Wikipedia) è morto. E io ancora non ho letto niente.
√ segnaleorario delle ore 20:01 di giovedì, 25 dicembre 2008 | permalink | commenti (1)
tag: libri, cinema, teatro, narrativa, pinter

Quasi 50 anni dopo Alberto Arbasino dice quello che pensa del film La dolce vita di Federico Fellini. A me Arbasino mi fa diventare matto, mi fa...:
«Flaiano conosceva meglio di tutti l'ambiente intellettuale di Roma... Ma da dove sono venuti quegli intellettuali che ne "La dolce vita" dicono quelle stupidaggini tremende?».
√ segnaleorario delle ore 13:55 di domenica, 21 dicembre 2008 | permalink | commenti
tag: cinema, roma, fellini, flaiano, la dolce vita, arbasino
Scrive l'Ansa che a Natale in 2000 su 3800 sale cinematografiche funzionanti in Italia si potranno vedere solo 3 film: Natale a Rio, Il cosmo sul comò e Madagascar 2. Un unico grande paese di campagna.
√ segnaleorario delle ore 10:54 di domenica, 14 dicembre 2008 | permalink | commenti
tag: italia, politica, cinema, madagascar 2, natale a rio, il cosmo sul comò

In una sequenza del nuovo film Il cosmo sul comò nelle sale dal 19 dicembre (un cine-panettone? Sì, ma artigianale, dicono Aldo, Giovanni e Giacomo) uno dei tre protagonisti veste di nuovo in nerazzurro:
In Tre uomini e una gamba  Giacomo indossava la maglia di Sforza, elvetico nerazzurro dimenticato, perché «quella di Ronaldo era finita». Stavolta sfoggia invece quella di Balotelli, «perché al Mario gli vogliamo molto bene, anche se Mourinho non gli perdona nulla. A dire la verità noi saremmo manciniani, e ancora il portoghese non ci ha convinto del tutto, ma per una Champions non so cosa darei, arrivo a dire che accetterei di perdere il primo singolare della mia vita contro Aldo che a tennis, contro di me, non l’ha mai beccata».
√ segnaleorario delle ore 13:06 di giovedì, 11 dicembre 2008 | permalink | commenti (1)
tag: immagini, cinema, link, video, inter, quote, aldo giovanni e giacomo, balotelli, il cosmo sul comò
√ segnaleorario delle ore 22:37 di venerdì, 28 novembre 2008 | permalink | commenti
tag: cinema, video, wenders, trailer, palermo shooting
Qui la scena tagliata dal Divo di Paolo Sorrentino, di cui esce il Dvd con le sequenze scartate.
√ segnaleorario delle ore 16:46 di mercoledì, 12 novembre 2008 | permalink | commenti (2)
tag: cinema, andreotti, il divo, servillo, sorrentino

W.

W., il film di Oliver Stone su Bush, non ha un distributore italiano però aprirà la nuova edizione del Torino film festival diretto da Nanni Moretti. Qui il primo dei tre video di Repubblica.it della conferenza stampa, tenutasi oggi, di presentazione della rassegna cinematografica.
√ segnaleorario delle ore 19:29 di venerdì, 07 novembre 2008 | permalink | commenti
tag: cinema, bush, video, moretti, torino film festival, stone oliver, w

Il congresso di Rifondazione comunista ormai assomiglia a un film di Dino Risi. Vendola e Bertinotti come i due pugili - perdutamente persi nei loro sogni, infranti dalla dura realtà - magistralmente intrerpretati da Tognazzi e Gassman in un episodio dei Mostri, uno dei film più cattivi e cinici del padre della commedia all'italiana. Vecchi conservatori che - pateticamente - non vogliono arrendersi all'evidenza dei fatti.
√ segnaleorario delle ore 13:02 di sabato, 26 luglio 2008 | permalink | commenti (6)
tag: politica, cinema, gassman, rifondazione comunista, tognazzi, risi

Silvio Berlusconi si è lievemente sentito male. Dino Risi è lievemente morto.
√ segnaleorario delle ore 12:46 di domenica, 08 giugno 2008 | permalink | commenti (4)
tag: politica, cinema, osservazioni, berlusconi, risi

Colpisce al cuore Paolo Sorrentino, senza fronzoli, senza metafore, attenendosi ai fatti e andando subito al dunque della storia. Quella dell'Italia contemporanea, paese lugubre, angosciante, disperato. E di Giulio Andreotti, Il Divo, simbolo vivente dell'inarrestabile degenerazione della potere politico, religioso ed economico. Un mostro, insomma, mostruosamente interpretato da Toni Servillo,  alimentato dal trasformismo e dalla corruzione eletta a valore assoluto e indispensabile per vivere o solo sopravvivere.

Un mostro dei nostri tempi che pone - a me li pone eccome - tre interrogativi.
IL PRIMO INTERROGATIVO: come il film riesce a evocare, erano e sono anni orrendi, ma davvero c'è qualcuno che possa chiamarsi fuori? Che possa proclamare la propria innocenza?
SECONDO INTERROGATIVO:  non so se sia voluto oppure no ( e se è così in quale accezione andrebbe intesa) ma nel film c'è una grande assenza: la sinistra. Capzioso il dubbio che ne segue: era proprio impossibile evitare tutto quello che è successo? È sufficiente l'alibi della guerra fredda? Su alcuni momenti chiave della storia recente come la strategia della tensione, le rivendicazioni inascoltate dei movimenti negli anni Settanta e il terrorismo la sinistra ha fatto il possibile? E, se non il possibile, ha fatto almeno il proprio dovere?
TERZO E ULTIMO INTERROGATIVO: se Andreotti è diventato Andreotti è accaduto soltanto per caso? O, citando Il Divo, ha ragione Andreotti-Servillo quando ribadisce di non credere al caso ma... nella volontà di Dio? Se Andreotti ieri e Berlusconi oggi riescono non solo a ottenere il consenso degli italiani ma allo stesso tempo pure a ridicolizzare le ragioni di chi si oppone (dovrebbe opporsi) sarà davvero sempre e soltanto merito di Andreotti e Berlusconi? Sarà merito loro o sarà anche incapacità di chi, per fare solo un esempio, in questi ultimi vent'anni avrebbe dovuto se non altro ricordarci di spegnere la tv? Se si perde - e non in maniera decorosa - non con De Gasperi ma con Andreotti e Berlusconi che fanno tanto avanspettacolo anni Cinquanta, non sarà perché chi avrebbe dovuto sostenere la supremazia dei libri e della coscienza di sè, responsabilmente capaci di rapportarsi con gli altri e col mondo, alla prova dei fatti ha ceduto su tutta la linea ed è - o sembra - più ignorante di chi, dell'ignoranza ha fatto una bandiera? Chi come Andreotti ieri e Berlusconi oggi dell'ignoranza dei sudditi se ne sente artefice e depositario?

Non sarà che, insomma, si sia perso per strada un po' il senso della realtà, che tra abiure e retromarce, pentitismi e abdicazioni la sinistra sia diventata - nel frattempo - persino più impresentabile dei suoi impresentabili nemici? Avversari, non nemici, chioserebbe a questo punto uno come Veltroni. Già, e perché non amici?

Mah... devo proprio rivederlo ancora, Il Divo. Film duro e preciso, a prima vista mi sembra un travolgente quanto convincente resoconto di una disfatta. Non so bene, però, se più della Dc o del Pci (e di quello che rimane). In fondo, l'assoluzione giudiziaria di Andreotti, mafioso prescritto, è la condanna politica di chi non ha visto bene o non ha capito.

√ segnaleorario delle ore 00:45 di martedì, 03 giugno 2008 | permalink | commenti (7)
tag: italia, politica, cinema, berlusconi, andreotti, veltroni, de gasperi, il divo, servillo, sorrentino
Dell'originale e interessante auto-intervista di Tom Waits sul Corriere della sera per annunciare i suoi primi concerti milanesi (per la cronaca, il 17-18-19 luglio agli Arcimboldi) mi colpiscono e mi piacciono in particolare tre auto-risposte. La prima è questa:
D: I problemi del mondo?
R: Siamo sepolti sotto il peso delle informazioni, che vengono confuse con la conoscenza. La quantità è scambiata con l’abbondanza e la ricchezza con la felicità. Il cane di Leona Helmsley ha guadagnato 12 milioni di dollari l’anno scorso… e Dean McLaine, un contadino dell’Ohio, ne ha portati a casa 30.000. E’ una versione colossale della pazzia che germoglia nei nostri cervelli, senza eccezioni. Siamo scimmie armate e piene di soldi.
La seconda:
D: Che cos’è il paradiso per lei?
R: Mia moglie ed io sulla Route 66 con una tazza di caffè, una chitarra da quattro soldi, un registratore preso dal rigattiere, una stanza del Motel 6, e una macchina in buone condizioni parcheggiata davanti alla porta.
E infine, la terza, per me la più stupefacente:
D: Le scene preferite nei film?
R: Robert De Niro sul ring in Toro scatenato. Il viso di Julie Christie in Il paradiso può attendere quando dice, “Vuole un caffè?” James Dean in East of Eden che dice all’infermiera di uscire quando il padre ha un ictus e lui è seduto accanto al letto. Marlene Dietrich in Touch of Evil quando dice “Era un certo tipo”. Scout che dice “Ehi, Mr Cunningham” nella scena di To kill a mockingbird. Nick Cage che ha una crisi nella farmacia in Matchstick men… e che mangia uno scarafaggio ne Il bacio del vampiro. E l’ultima scena di Chinatown.
In effetti, a pensarci, ora che mi è tornato bene impresso in mente, me lo ricordo benissimo pure io, il viso di Julie Christie. E ogni volta che (ri)vedo Il paradiso può attendere (il remake di Warren Beatty, non l'originale) penso sempre che, in effetti, sia un viso indimenticabile.
√ segnaleorario delle ore 00:11 di sabato, 31 maggio 2008 | permalink | commenti (1)
tag: musica, cinema, quote, christie, waits, il paradiso può attendere, beatty

» È morto Sidney Pollack, regista americano. Tra i pochi (come per esempio Blake Edwards) capaci di lavorare a Hollywoood e di fare allo stesso tempo grandi film, spesso dei capolavori, comunque sempre intelligenti. Sopra, una sequenza di uno dei suoi più riusciti: I tre giorni del Condor (1975) con Robert Redford e Faye Dunaway
√ segnaleorario delle ore 18:01 di martedì, 27 maggio 2008 | permalink | commenti (1)
tag: cinema, video, i tre giorni del condor, redford, pollack
«Devo avere degli ottimi geni. Mia madre è arrivata 98 anni, mio padre a 100. Ma invecchiare è davvero terribile. La mia vista è peggiorata, ho perso un po’ d’udito. E in cambio non ho acquisito saggezza. Semplicemente, ci si deteriora e poi si muore».
√ segnaleorario delle ore 13:00 di martedì, 13 maggio 2008 | permalink | commenti (4)
tag: cinema, allen, quote
Perché la sinistra perde e perché certi elettori di sinistra sono - materialmente - persino peggiori di quelli che danno il voto a Berlusconi.
(Mi vado sempre più convincendo che Nanni Moretti sbagliava a dire che le parole sono importanti. No, le parole di per sè sono inutili, la vita non è un puro esercizio di stile. Come in gran parte della narrativa e del cinema italiano storicamente incapaci di raccontare storie. Mi rendo sempre più conto che ciò che è veramente importante non sono le parole ma la distanza, la distanza che c'è
in ognuno di noi tra le parole e le azioni)
√ segnaleorario delle ore 16:46 di lunedì, 28 aprile 2008 | permalink | commenti (1)
tag: politica, libri, cinema, osservazioni, sinistra


Utente: segnaleorario

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