
Era di un soldato americano il maglione che ha fatto sognare mezza Italia. Immortalata dal bianco e nero di Giuseppe De Santis e dalle forme generose di Silvana Mangano, lo scollo a V, la maglia che ha creato il prototipo della maggiorata italiana era, in realtà, un indumento militare. Luigi Manfredini, figlio del fattore della tenuta Veneria di Lignana che ospitava le riprese di Riso amaro, l’aveva acchiappato al volo da un camion in corsa, quello dei soldati americani che nell’aprile del ‘45 avevano liberato il campo in cui era rinchiuso, un piccolo lager della Germania, al confine con Polonia e Cecoslovacchia. «Non avevamo niente, gli americani ci lanciavano cibo e vestiti. Sono rientrato in Italia con quella maglia addosso», racconta oggi. Marrone, a coste. Quando Luigi torna la madre, spirito pratico, pensa a un altro colore. Tinge la maglia in casa, come si faceva una volta. Il risultato è un viola-bordeaux. Per Luigi, poco più di vent’anni, diventa un indumento da tutti i giorni, comodo per i lavori di meccanica che sbriga all’interno della grande cascina.
Quando il regista De Santis chiede alla gente del posto di portare un po’ di vestiti per rendere l’abbigliamento del cast più «genuino» possibile, la maglia americana finisce nel mucchio. «E per la Mangano scelsero proprio quello. Forse al regista piaceva il colore, chissà». Forse bastava un’occhiata per capire che quello scollo a V, quel taglio anonimo, erano perfetti per un profilo destinato a segnare l’immaginario collettivo. Infilata nei pantaloncini corti, le maniche arrotolate, la maglia dell’esercito Usa entrò nella storia del cinema.
OMBRE ROSSE - La sinistra piange sul suo sfacelo alla proiezione di Ombre rosse di Citto Maselli. Ma non perde comunque il vecchio vizio di dividersi, perché subito l’architetto Massimiliano Fuksas, da molti identificato in un archistar poco edificante e molto radical chic, annuncia ritorsioni: non restaurerà più gratuitamente la villa di Visconti a Ischia, sede della fondazione di cui Maselli è presidente. «Ma i miei personaggi sono pura invenzione», ribatte il regista. Come dire che se qualcuno si riconosce peggio per lui.
«Nel mio film, invece della banalità del male, c’è la malvagità del banale».
Erik Gandini
Prima fanno i filmacci con De Laurentiis, Vanzina e compagnia bella, poi sono sempre in tv e sono sempre pronti a lavorare per le tv e la tv di Berlusconi e infine, ricchi sfondati ma completamente bolliti e ridicolmente disadattati - rispetto a una realtà che non vivono e non conoscono - vanno in piazza a protestare perché il cinema è in crisi. Voi l'avete affondato, il cinema. Merde che non siete altro.
«La soglia del nostro stupore e della nostra reazione nei confronti di una catastrofe etica, istituzionale, umana, "culturale", si è abbassata sempre di più, sempre di più... fino a scomparire sottoterra. Fino a considerare normale un orrendo spettacolo, che in un paese democratico tutto è tranne che normale. Con questo lavoro non voglio convincere nessuno, voglio semplicemente ricordare che questo schifo, di cui fa parte anche il conformismo e il servilismo di tanti giornalisti, è successo davvero. Da 15 anni 60 milioni di italiani sono ostaggio degli interessi di una sola persona. Un'umiliazione impensabile fino a poco tempo fa. Da parte della sinistra c'è stata un'incapacità totale di reagire e affermare la propria identità. Si è fatta aggredire e sbeffeggiare. È arretrata in continuazione, ha adottato luoghi comuni come quello che non bisogna demonizzare Berlusconi per non spaventare i moderati. Su certe spaventose posizioni e leggi volute dalla Lega da sempre hanno avuto parole più nette alcuni settori della Chiesa. Il pragmatismo della sinistra la porta addirittura a corteggiare e a ipotizzare alleanze con la Lega. E invece no, sono portatori di disvalori, punto e basta. In questi anni la sinistra ha avuto paura di tutto. È stata prigioniera di personalismi senza personalità. Senza dimenticare lo slogan penoso della destra e di molti giornalisti secondo il quale il conflitto di interessi non interessa agli italiani, dato che la maggioranza ha votato Berlusconi. C'è un piccolo dettaglio: interessa alla democrazia».
Nanni Moretti

«È curioso: milioni di criminali sono stati abbattuti nella storia del cinema, ma raramente questo succede nella vita reale ai capitani d’industria».

«Flaiano conosceva meglio di tutti l'ambiente intellettuale di Roma... Ma da dove sono venuti quegli intellettuali che ne "La dolce vita" dicono quelle stupidaggini tremende?».

In Tre uomini e una gamba Giacomo indossava la maglia di Sforza, elvetico nerazzurro dimenticato, perché «quella di Ronaldo era finita». Stavolta sfoggia invece quella di Balotelli, «perché al Mario gli vogliamo molto bene, anche se Mourinho non gli perdona nulla. A dire la verità noi saremmo manciniani, e ancora il portoghese non ci ha convinto del tutto, ma per una Champions non so cosa darei, arrivo a dire che accetterei di perdere il primo singolare della mia vita contro Aldo che a tennis, contro di me, non l’ha mai beccata».



D: I problemi del mondo?La seconda:
R: Siamo sepolti sotto il peso delle informazioni, che vengono confuse con la conoscenza. La quantità è scambiata con l’abbondanza e la ricchezza con la felicità. Il cane di Leona Helmsley ha guadagnato 12 milioni di dollari l’anno scorso… e Dean McLaine, un contadino dell’Ohio, ne ha portati a casa 30.000. E’ una versione colossale della pazzia che germoglia nei nostri cervelli, senza eccezioni. Siamo scimmie armate e piene di soldi.
D: Che cos’è il paradiso per lei?E infine, la terza, per me la più stupefacente:
R: Mia moglie ed io sulla Route 66 con una tazza di caffè, una chitarra da quattro soldi, un registratore preso dal rigattiere, una stanza del Motel 6, e una macchina in buone condizioni parcheggiata davanti alla porta.
D: Le scene preferite nei film?In effetti, a pensarci, ora che mi è tornato bene impresso in mente, me lo ricordo benissimo pure io, il viso di Julie Christie. E ogni volta che (ri)vedo Il paradiso può attendere (il remake di Warren Beatty, non l'originale) penso sempre che, in effetti, sia un viso indimenticabile.
R: Robert De Niro sul ring in Toro scatenato. Il viso di Julie Christie in Il paradiso può attendere quando dice, “Vuole un caffè?” James Dean in East of Eden che dice all’infermiera di uscire quando il padre ha un ictus e lui è seduto accanto al letto. Marlene Dietrich in Touch of Evil quando dice “Era un certo tipo”. Scout che dice “Ehi, Mr Cunningham” nella scena di To kill a mockingbird. Nick Cage che ha una crisi nella farmacia in Matchstick men… e che mangia uno scarafaggio ne Il bacio del vampiro. E l’ultima scena di Chinatown.

«Devo avere degli ottimi geni. Mia madre è arrivata 98 anni, mio padre a 100. Ma invecchiare è davvero terribile. La mia vista è peggiorata, ho perso un po’ d’udito. E in cambio non ho acquisito saggezza. Semplicemente, ci si deteriora e poi si muore».