» Lo so, lo so, continuiamo a farci del male. Ma, d'altronde, come ha ricordato bene il presidente Moratti dopo la lite tra Ibrahimovic e Balotelli, l'Inter è pur sempre l'Inter: «È un fatto caratteriale e poi questa è una caratteristica dell'Inter. Quindi meno male che è riemersa anche domenica, altrimenti non riconoscevo più la squadra né la società...»
«Mio padre oggi a Milano? Proverebbe lo stesso disagio di allora. Rappresentato da una consapevolezza: il lavoro chiamato a fare solo nell’interesse del Paese, non gli porterebbe la solidarietà della collettività».
Umberto Ambrosoli, terzo figlio di Giorgio, l’avvocato liquidatore della Banca Privata italiana, ucciso a Milano nella notte fra l’11 e il 12 luglio 1979 da un killer assoldato da Michele Sindona
"Ambrosoli, un eroe borghese": Corrado Stajano parla di Ambrosoli con Vittorio Spinazzola, Nando Dalla Chiesa, Giovanni Lanzone e Carlo Smuraglia (Radio Radicale)
Un eroe borghese (il film tratto dal libro-inchiesta di Stajano) di Michele Placido, con Michele Placido, Fabrizio Bentivoglio e Omero Antonutti
Provo un profondo senso di disprezzo per il giornalista e forte irritazione (uso un eufemismo) per l'uomo, l'ipocrisia dell'uomo Mentana. E il libro su Berlusconi che lo ha cacciato da Mediaset (ecco un altro punto a favore di Fede, lui sì un cortigiano serio) non fa che confermare le mie sensazioni. Soprattutto quando leggo che avrebbe scoperto soltanto nella notte tra il 21 e il 22 aprile 2008, durante la cena di ringraziamento a Mediaset per la vittoria elettorale del padrone, che le redazioni erano e sono un comitato elettorale:
«C'era tutta la prima linea dell'informazione, ma non ho sentito parlare di giornalismo neanche per un minuto. Sembrava una cena di Thanksgiving... Un giorno del ringraziamento elettorale. Tutti attorno a me avevano votato allo stesso modo, e ognuno sapeva che anche gli altri lo avevano fatto. Era scontato, così come il fatto di complimentarsi a vicenda per il contributo dato a questo buon fine...»
Incredibile, no? Chi l'avrebbe mai immaginato... E, con una faccia tosta (altro eufemismo) senza pari, lo stesso Mentana soltanto ora (che l'hanno cacciato) denuncia (sic!):
«Dopo aver irriso per oltre un decennio le accuse di chi dipingeva Mediaset come una dépendance di Forza Italia, avevo assistito a una scena che avrebbe fatto esultare i teorici del conflitto di interessi».
Insomma, nella cena di ringraziamento elettorale dell'anno scorso (mai e poi mai in... quelle precedenti) Mentana ha finalmente scoperto pure lui il conflitto d'interessi. Bene. Meglio tardi che mai, potrebbe dire qualcuno più saggio di me. Vabbè, assodato questo, andiamo avanti. A quel punto però - e qui si scende davvero nel ridicolo - Mentana che fa? Scrive una bella lettera a Fedele Confalonieri per esprimergli la sua, come dire, sorpresa. Ecco che fa un grande giornalista come lui: scrive una bella lettera a Confalonieri. Una lettera? A Confalonieri? E certo:
Lei scrisse a Confalonieri perché tra di voi c’era un rapporto speciale. Era stato lui a difenderla ogni volta che qualcuno aveva chiesto la sua testa. Perché, allora, lo scorso febbraio ha smesso di stare dalla sua parte?
«Non lo so. Ma sa qual è l’aspetto della nostra “rottura” che mi è dispiaciuto di più? In questi mesi, Confalonieri non si è mai ricordato di un fatto che lo qualifica, nella mia vita, in modo diverso rispetto a un qualunque altro dirigente Mediaset: è stato uno dei miei testimoni di nozze».
Lo ammetto: io che uomo di mondo non lo sono proprio, prima d'ora queste cose le avevo sentite soltanto al cinema. Nei film di mafia.
L'ennesima legge-truffa (in corso di approvazione) sul bio-testamento è l'ennesimo atto di inarrestabile imbarbarimento di un Paese che sta orribilmente sprofondando sempre più a destra.
Tornano a materializzarsi antichi fantasmi dell'Italietta che fu, sempre più chiusa e provinciale. Si ripresentano, in un Paese vittima delle sue arretratezze culturali e civili, incubi che sembravano spariti per sempre. Un Paese clericale e fascista nell'anima. Ma tant'è. Ormai il tracollo è talmente devastante da toglierci ogni residua forza per indignarci.
Soprattutto per l'ignavia di un centro-exsinistra impresentabile che continua - impunemente - a dichiararsi riformista e laico. Un centro-exsinistra senza più dignità e ormai pure senza più vergogna qual è il Pd, di cui spero soltanto che molti elettori si siano adesso pentiti di aver sostenuto e votato.
Ed è per questo che, sadicamente, per tenere vivo il senso di colpa, linko le dichiarazioni di un'autorevole rappresentante di questo imbarazzante e allo stesso tempo tragico centro-exsinistra: la senatrice Pd Paola Binetti.
L'informazione ai tempi di Berlusconi. Sulla stagione fallimentare del Milan La Repubblica (non Il Giornale, per dire) stamattina titolava che non è solo colpa di Ancelotti e ora invece rettifica che è solo colpa di Ancelotti.
Troppo facile però e anche ingiusto (e vagamente vile) far diventare l'allenatore rossonero un capro espiatorio. Siamo obiettivi: la colpa non è solo di Ancelotti. Ma anche di Mourinho.
Il senatore del Pdl Maurizio Gasparri, fascista in incognito nelle file del partito di Berlusconi (dici, ha abiurato? No, rimane fascista dentro, dico come atteggiamento mentale, insomma a prescindere) è quello che si dice un vero animale politico. Un'intelligenza davvero rara, per tempistica, sensibilità ma anche pragmatico opportunismo. La sua mente viaggia notoriamente alla velocità di un ghepardo. Sempre attento a capire in largo anticipo quello che sta succedendo intorno a lui e a noi, è una risorsa preziosa e irrinunciabile nel panorama politico e intellettuale italico. Infatti, a proposito dell'elezione di Obama, ha così commentato:
«Sulla lotta al terrorismo internazionale vedremo Obama alla prova, perché questo è il vero banco di prova. Gli Stati Uniti sono la democrazia di riferimento, portatrice di valori minacciati dal terrorismo e dal fondamentalismo islamico. Su Obama gravano molti interrogativi; con Obama alla Casa Bianca forse Al Qaeda è più contenta».
L'AUDIO
Gasparri contro il neo-presidente: «Su di lui gravano molti interrogativi» (da Gr3 via Corriere.it)
Julio Cesar 5,5. Un miracolo e mezzo, d'accordo. Ma anche, secondo me, qualche responsabilità sul secondo gol. Maicon 6. Gioca da fermo, anche se mette ordine ed è un punto di riferimento per chi viene a trovarsi in difficoltà. Un voto in più per un gol di quelli che non si dimenticano. Cordoba 6,5. Segna il gol vittoria come un centravanti. Per il resto le solite abulie e molti, rischiosi, salvataggi. Chivu 6. Potrebbe dare di più alla squadra se solo riuscisse a capire come giocano i compagni. Si fa male ed è la solita storia.
[Burdisso 6. Entra e non fa sentire la mancanza di Chivu]. Maxwell 7. Le solite spericolatezze difensive, particolarmente incisivo in attacco. Una delle sue prove migliori. Mancini 4. Non ne indovina una, poi si estrania del tutto dal gioco. Spesso è indisponente. Non si capisce perché sia ancora titolare.
[Crespo 5. Entra a freddo in una partita quasi compromessa e sbaglia il gol che l'avrebbe rimesso in carreggiata]. Zanetti 6,5. La solita grande anima del capitano, determinazione e mestiere. Vieira 5,5. Nel finale riesce a farsi vedere un po', per il resto una partita abulica. Corre poco e male. Quaresma 4. Rischia di fare gol e poi, invece di galvanizzarsi, sbaglia l'impossibile. Nel finale indovina un cross (sprecato ignominiosamente dai compagni) ma è davvero troppo poco per un titolare.
[Obinna 5. Non è un fuoriclasse, ma un dignitoso attaccante. Non gli si possono chiedere miracoli che non può fare]. Balotelli 6. Primo tempo da dimenticare, troppo timoroso (non serve in tempo a Ibrahimovic l'assist che avrebbe chiuso la gara) ma nella ripresa si sblocca e mette in difficoltà la retroguardia reggina. Bellissimo il lancio da trenta metri che pesca Ibrahimovic a pochi metri dalla porta (libera) incredibilmente sprecato. È fuori ruolo e secondo me dovrebbe essere Ibrahimovic a correre per lui e non il contrario (il tempo dirà se ho ragione). Ibrahimovic 5. Troppi errori sotto porta. A tratti stordito, spesso nervoso con i compagni, una giornata-no. Ancora una volta ha dimostrato di non essere un grande attaccante (uno di quelli che vede sempre la porta e non sbaglia i gol facili) e Mourinho gli sta dando una responsabilità al di sopra delle sue capacità tecniche. Lui è una seconda punta o finanche una mezzala, e per rendere al massimo non dovrebbe puntare sempre la porta. Mourinho 5. Fa un mezzo passo indietro. Rinuncia al 4-3-3 ma non a Quaresma e Mancini. Il risultato è che la squadra in mezzo al campo si trova spesso in inferiorità numerica, corre a vuoto e spreca energie inutilmente. Insomma non ci riesce proprio ad ammettere che quei due non sono proprio dei fenomeni.