Storicamente, la famiglia Agnelli sta al calcio un po' come la squadra dei carcerieri che affrontava quella dei detenuti in
Quella sporca ultima meta. Nel senso che categorie come onestà e lealtà non hanno motivo d'essere - a prescindere - in un mondo fatto di padroni e servi. E quando parlo di anticalcio e antisportività mi riferisco a cose come
queste (i corsivi sono miei):
«Il Genoa ha fatto una buona partita, ma stavolta non si può tacere. Non è nostro costume protestare, ma sono successi troppi episodi negativi che hanno condizionato la gara. A partire dal gol regolare annullato a Iaquinta sullo 0-0 e poi il gol del Genoa dopo che l’arbitro aveva già fischiato e i nostri si erano fermati. Mi spiace anche per l’espulsione di Camoranesi, non c’era cattiveria nell’intervento e la volontà di fare male».
Il direttore sportivo della squadra della Fiat Alessio Secco omette di dire che:
- Sul primo gol del Genoa quando l'arbitro Rocchi ha fischiato Motta aveva già tirato e Buffon si era già tuffato;
- Lo stesso Rocchi ha concesso un rigore inesistente alla squadra della Fiat e Del Piero, che ha simulato il fallo da rigore, non è stato nemmeno ammonito;
- Camoranesi ha ammesso di aver esagerato e ha abbandonato il campo chiedendo scusa;
- Non solo Camoranesi ma anche Zebina e Grygera dovevano essere espulsi per altrettanti interventi scomposti;
- Capitolo Nedved: anche ammesso che non doveva essere espulso per la gomitata che ha spaccato la testa a Mesto, citare il suo nome (con la sua brillante carriera) non è già sufficiente per rimanere pudicamente zitti?