Con il Genoa la squadra della Fiat è stata oggettivamente penalizzata dal guardalinee (ma non dall'arbitro Saccani che ha diretto la partita benissimo). Con il Bologna però l'arbitro Russo ha subito compensato gli errori precedenti. E, a onor del vero, a differenza di
Controcampo e della
Domenica sportiva (il cui moviolista Daniele Tombolini fa persino più schifo di quando arbitrava e in quanto a sudditanza era secondo soltanto a Massimo De Sanctis) ad ammetterlo è (per giunta sul
giornale di famiglia) un aziendalista come Marco Ansaldo:
La prestazione contro il Genoa, mostruosa per il pressing feroce e la marcatura asfissiante, dimostra che la Juve sa fare certe cose ma deve avere gamba e concentrazione al massimo. Altrimenti rischia con il Livorno o contro il Bologna che Papadopulo ha allestito bene: già la spinta di Molinaro a Di Vaio al 33’ avrebbe meritato il rigore e l’espulsione dello juventino, mentre al 46’ l’autorete di Chiellini era annullata per un fuorigioco non clamoroso.
A dirla tutta c'era anche un fallo di mano in area (sempre di Molinaro) che però fa il paio con una trattenuta di Raggi su Chiellini nell'altra area. Anche se sulla Gazzetta dello sport Antonello
Capone scrive:
Al 42’ mano di Molinaro su tocco di Vigiani: non pare rigore.
A me invece
pare. Ma che ci vogliamo fare? Tutto è relativo, a questo mondo, figurarsi una partita di calcio.
Per dire, la prima cosa che mi viene in mente è Adriano che nel famigerato derby dell'anno scorso colpisce di testa e poi il pallone gli finisce contro il braccio mentre Molinaro spazza via la palla col braccio. Bene, per la Gazzetta dello sport il fallo di mano di Adriano
pare, mentre quello di Molinaro ovviamente no,
non pare. Come mai? Beh, è una questione più che altro di... movimentini.
Scrive, infatti, sempre lo stesso Capone:
Al 29’ gol di Adriano su cross di Maicon: tocco con la testa, palla sul braccio e poi dentro in gol. L’involontarietà non è certa, c’è un movimentino del braccio sospetto. Forse Rosetti non vede proprio il braccio e con lui l’assistente Calcagno: d’altronde l’unico che subito fa il segno del braccio è Abbiati.
Laddove, s'intende, «movimentino» raggiunge, nella letteratura sportiva di tutti i tempi, le vette del sublime. E, comunque, se Capone non si sente ridicolo saranno pur fatti suoi (e di chi legge e compra il foglio rosa).
Insomma, quello che è giusto è giusto: onore all'onestà intellettuale di Marco Ansaldo.