Se a 18 anni mi fossi trovato davanti un coglione del genere, per giunta come presidente del Consiglio, lo ammetto: mi avrebbero sicuramente arrestato. Sicuramente alla seconda barzelletta avrei perso definitivamente il controllo.Una prima, inquietante cosa certa (come recita l'articolo 12, intitolato "Norme di carattere fiscale in materia di giochi") è che la ricostruzione in Abruzzo sarà davvero un terno al lotto: 500 milioni di fondi dovranno arrivare, entro 60 giorni dal varo del decreto, dall'indizione di "nuove lotterie ad estrazione istantanea", "ulteriori modalità di gioco del Lotto", nuove forme di "scommesse a distanza a quota fissa".

L’AQUILA — Avevano compilato le schede di valutazione, individuato le «criticità», elencato gli interventi da effettuare e persino l’entità dei fondi da stanziare. Ma quelle indicazioni fornite nel 2005 dai tecnici della Protezione civile dell’Abruzzo guidati dall’ingegner Pierluigi Caputi sono rimaste sulla carta. E le decine di edifici inseriti nella lista di rischio sono venuti giù con la scossa della notte del 6 aprile, provocando in alcuni casi anche morti e feriti. La procura dell’Aquila acquisisce il carteggio finora segreto tra Regione ed enti locali, e apre il capitolo delle responsabilità dei pubblici amministratori. Perché quelle schede consentono di individuare chi doveva intervenire e invece non ha dato seguito alle segnalazioni. Basta scorrere la lista per capire quanto dettagliate fossero state le ispezioni. E basta guardare quel che resta dei palazzi del centro storico della città per capire che cosa non abbia funzionato.E ancora:
Nella relazione preliminare che dovrà essere esaminata dal procuratore Alfredo Rossini e dal suo sostituto Fabio Picuti è ricostruita la storia di un disastro purtroppo annunciato. Una devastazione della quale si chiederà conto nei prossimi giorni alle imprese edili che hanno costruito i palazzi senza rispettare la normativa e a chi avrebbe dovuto vigilare perché questo fosse evitato. «Nell’anno 2001 — è scritto nel documento — il Dipartimento della Protezione civile diffondeva a tutti gli enti pubblici i risultati di una sua campagna di indagine, svolta negli anni 1997-1999 relativa a valutazioni di vulnerabilità sismica su edifici pubblici, strategici e speciali ricadenti nell’Italia Centro-meridionale». Ed ecco il passaggio chiave: «L’analisi era posta a disposizione dei soggetti pubblici proprietari di immobili per le eventuali attività di prevenzione». È proprio a questi «soggetti» che i magistrati chiederanno conto. Ma non solo. Nel documento si rintracciano gli indizi per individuare la catena di responsabilità. Perché si specifica che «gli obblighi di messa a norma degli edifici e infrastrutture destinati ai diversi usi resta, in termini generali, in carico ai singoli soggetti proprietari, così come peraltro ribadito dall’Ordinanza della presidenza del Consiglio 3274/2003 che avviava il programma generale di messa in sicurezza in relazione alla emanazione della nuova normativa tecnica per le costruzioni in zona sismica».
Almeno l'hanno detto. Ci hanno messo una settimana ma l'hanno detto, che sotto al lago di Campotosto c'è una bella faglia attiva che da una settimana rilascia la sua bella dose di energia. E se fosse un lago naturale poco male, il fatto è che è artificiale, chiuso da tre dighe. Tre dighe degli anni Sessanta. Dice naturalmente Bertolaso che non c'è da preoccuparsi perché le dighe reggono. E non serve creare allarmismo perché "Non si può né prevedere né prevenire il comportamento della terra".
Certo che no, ma siccome sta tremando abbastanza e anche all'Aquila non c'era motivo di preoccuparsi prima del 6 aprile (ricordiamo che da ottobre c'erano scosse più o meno, più meno che più, intense) sarebbe il caso di valutare dove far defluire l'acqua anche artificialmente onde evitare la trasformazione in trote dei residenti nelle valli?
p.s.: Dice sempre il capo della Protezione civile "In ogni caso restiamo pronti a ogni evenienza". Con una scorta di salvagente.

«Si sta facendo un po' troppo can-can su quello che è solo un rischio, si sta dando un'immagine negativa per la regione, ma oggi la mafia non esiste, è solo un rischio potenziale, perché tagliare il ramo dove siamo seduti? Oggi non ci sono mafie all'opera in regione, solo parlarne si compromette la nostra immagine, il turismo, la nostra gente, la nostra serenità».
Gianni Chiodi, presidente della Regione Abruzzo

«Al momento sono state allestite 106 tendopoli. In queste ci sono tutti i servizi garantiti: riscaldamento, pasti caldi, assistenza sanitaria, televisioni».
«Se parliamo di sollecitazioni di grado e accelerazione pari a quelle registrate all’Aquila, il cemento armato, se fatto a regola d’arte, deve reggere. Non si discute».
Paolo Buzzetti,
presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance)


E per giorni giurano tutti che basta, occorre cambiare le regole e bisogna adottare una volta per tutte i sistemi che aiutano a limitare i danni perché è stupido spendere i soldi come per decenni ha fatto lo Stato che secondo i dati del Servizio geologico nazionale è riuscito a spendere solo dal 1945 al 1990 per tamponare i danni di catastrofi naturali varie oltre 75 miliardi di euro e cioè quasi 140 milioni di euro al mese.
Più quelli spesi dal 1990 in qua per il sisma nella Sicilia Orientale nel dicembre 1990 e per quello nell’Umbria e nelle Marche del settembre 1997 e per quello a San Giuliano di Puglia dell’ottobre 2002… Tutti lutti seguiti da una promessa solenne: mai più. E presto dimenticata sotto la spinta di nuovi condoni, nuove elasticità urbanistiche, nuove regole più generose…
Il mare non c'è più, le dune sono sparite, i veleni avanzano, il fiume è diventato una belva selvaggia, ma pochi protestano. Gli abruzzesi sono abituati a tacere da secoli. La loro è una "regione camomilla", utilmente nascosta in una zona d'ombra dei media. Il dossier di un'azienda multinazionale la descrive così: "facilità di penetrazione, costi d'insediamento minimi, zero conflittualità sociale". Soprattutto, "poche obiezioni ecologiche". Sembra il Congo, invece è Italia.
L'Abruzzo come l'America. Credo che le cifre del voto nella piccola, periferica e marginale regione siano comunque un segnale indicativo - attendibile - su quello che potrà succedere a livello nazionale. L'astensione è aumentata del 15% rispetto alle regionali del 2005 e in pratica hanno votato poco più della metà degli elettori. VASTO
Nella provincia dell’impero, la colonna sonora del Pd è ancora la fassiniana «Ma il cielo è sempre più blu», e a Walter Veltroni può capitare di essere annunciato, parola del sindaco Luciano Lapenna, come «il segretario generale del partito». Siamo a Vasto, Abruzzo profondo in riva al mare. Scavallando il Gran Sasso, e alla vigilia del match a Roma con la classe dirigente di Napoli e Firenze, vera questione etica interna alle oligarchie del Pd, Veltroni è planato sulla riva dell’Adriatico per rispondere, dallo stesso scenario, al famoso «discorso della scaletta» pronunciato da Berlusconi. «C’è una questione morale interna al Pd», aveva detto. E nell’Abruzzo che è l’epicentro di un guaio, poiché si va alle urne il 14 e il 15 per via del governatore Ottaviano Del Turco, Veltroni scandisce che no, Berlusconi «fa propaganda volgare, se c’è uno che proprio non ne può parlare è lui, e mi fermo qui». E si ferma davvero, nello scroscio dei millecinquecento del supercinema «Globo».