L'anno scorso ha perso la Champions per un rigore calciato male, questa volta ha perso in semifinale al 93esimo. E per giunta sul primo e unico tiro nello specchio della porta, con gli avversari tra l'altro in inferiorità numerica.
Insomma, una beffa per il Chelsea che rivendica due rigori non concessi e un paio di match-ball sprecati malamente, mentre il Barcellona da parte sua può lamentare un'espulsione per un fallo da ultimo uomo inesistente perché Anelka si sgambetta da solo. Un finale e una finale davvero a sorpresa e sorprendente per un Barcellona prevedibile e spuntato ma (anche grazie agli errori dell'arbitro) straordinariamente fortunato. La sintesi sta nei lacrimoni che rigano le guance di un giovanissimo, inconsolabile, disperato tifoso dei Blues mentre il padre che gli sta a fianco continua a fissare inerte il campo dopo il fischio finale. Per dire, questa semifinale ha confermato che la Champions è innanzitutto una lotteria dove la fortuna ha un ruolo preponderante e che tutti abbiamo, chi più chi meno, un 5 maggio.