
L'Arsenal mi piace perché è la squadra di
Nick Hornby, perché da bambino era la maglia più bella che avessi mai visto e perché, come ho scritto più volte, in fondo è l'Inter d'Inghilterra. Una storia fatta più di sconfitte - a volte clamorose quanto ingiuste - che di vittorie, giocando un calcio solitamente sofferto e spesso (fino almeno all'era di Wenger) molto noioso. In Champions l'ho vista
perdere in finale col Barcellona una coppa praticamente già vinta e per il resto - anche se ultimamente ha una maggiore tenuta rispetto ai nerazzurri - ogni volta viene buttata fuori sempre in malo modo. Come stasera per esempio: vabbè, il Manchester è il Manchester, ma praticamente la squadra di Wenger in 90 minuti più recupero non è riuscita mai - nonostante un paio di contropiedi buoni e alcune occasioni con la difesa avversaria completamente scoperta - a creare problemi a quell'aborto di portiere di Van Der Sar.
Mai.
E il bello è che alla fine difendevano lo 0-1. Che è stato praticamente come buttare la spugna, ammettere la superiorità dell'avversario, autoeliminarsi prima ancora di giocare la partita di ritorno (che ovviamente, viste le premesse, non avrà storie).
Sta forse qui tutta la differenza, non tattica e tecnica, ma mentale tra le due squadre. Se il Manchester in effetti è attualmente la squadra più forte non lo è, o almeno non solo, perché ha un organico nettamente superiore. Sì, vabbè, Ronaldo è un fenomeno e Rooney è incontenibile, ma è pur vero che giocano con un portiere inguardabile e difendono pur sempre "all'inglese": piedi ruvidi, poca velocità e molte, troppe, distrazioni in area. No, il Manchester è la squadra migliore di tutte perchè è per prima cosa la più forte di testa (compresi i colpi di testa): vince perché in campo non ha paura di nessuno e allo stesso tempo
fa paura a chiunque. E di questo va dato merito a Ferguson e alla società. Bastava vedere la sicurezza con cui giocavano Ronaldo, Rooney e Tevez e per contro, dall'altra parte, assistere alle continue e insostenibili incertezze di Adebayor, Walcott o Fabregas. Un'altra dimensione, una marcia in più.
Ecco, l'Inter dovrebbe ricominciare, anche se non è facile e non lo si può ottenere da un giorno all'altro, proprio a qui: da una maggiore consapevolezza dei propri mezzi.