Io voglio molto bene a Luca Sofri, nel senso che non posso fare a meno di leggere Wittgenstein - è uno dei due blog (l'altro è
Rudi) che devo visitare almeno una ventina di volte al giorno sennò non sto tranquillo - perché ha una scrittura leggera, (auto)ironica e spesso (non sempre) sostiene cose condivisibili. A volte
irresistibili, come il post in diretta della riunione del Pd.
Insomma, direi che pur non conoscendolo mi sta simpatico nonostante sia famoso e abbia un blog con migliaia e migliaia di visite (ahi! che fitta allo stomaco) e sia riuscito a fare nella vita quello che più gli piace divertendosi pure, sia figlio di un autorevole intellettuale, sia il marito di Daria Bignardi e cose così insomma. Però c'è qualcosa che proprio non riesco a capire: le sue amicizie pubbliche. Luca Sofri è uno che prende sul serio
Giuliano Ferrara. E, per dire,
Christian Rocca. O Mario Adinolfi, che ha firmato insieme con lui l'ormai famosa mozione per il cambiamento del Pd
bocciata quasi all'unanimità dal Pd.
Adinolfi, ovvero un giornalista-opinionista e allo stesso tempo un politico e pure democristiano. Palla al centro e via, trasversale e, diciamolo pure, vagamente paraculo. Un giornalista-politico-democristiano, un po' Ferrara e un po' Costanzo, aggiornato ai tempi di internet: uno che, da leader riconosciuto qual è di una setta per certi versi spiccatamente salutista, cavalca incessantemente la retorica evergreen che reclama spazio e posti a sedere al grido di "largo-ai-giovani-co-du-cojoni-così". Adinolfi, lo stesso che sul suo blog
scrive:
Dobbiamo restare uniti e ragionare. Crederci ancora, perché siamo l'unica possibilità di salvezza per questo disperato paese.
Che poi uno non può fare a meno di pensare: e meno male che c'è Adinolfi che pensa a noi e cercherà di salvarci in ogni modo, magari con la conduzione di un bel programma d'intrattenimento politico e magari pure sulla Rai...